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La paura di quel silenzio addosso

Tutti.

Tutti noi, temiamo la fine dei nostri giorni, e tutti vorremmo un secondo tempo per vivere ancora dei momenti felici, almeno in apparenza, perché in verità la vita su questo “ pianeta terra “ ovunque ci è resa difficile, dalla povertà, dalle malattie, dai disagi, dalle guerre, dai disastri, tutte cose adducibili ad un solo colpevole: l’uomo.

E’ come vivere dentro una bolla in una continua situazione d’attesa. Attesa della pace e della serenità, dell’amore vero, di un po’ di felicità, nel quotidiano divenire, durante la quale è come se le esistenze rimangono sospese, avvertendo allo stesso tempo la paura del silenzio addosso.

Siamo sempre in attesa di qualcuno o di qualcosa, ma anche di un approdo sicuro, di un arrivo a un traguardo, in questa nostra continua corsa terrena.

E’ come trovarsi in una polverosa stazione con un bagaglio in mano che non contiene nulla!

Attimi lunghi un’eternità e eterne attese, in un attimo risolte, nel momento conclusivo di ogni viaggio che a sua volta è partenza verso un’altra meta.

Tuttavia, come sempre accade quando si vuole forzare la mano, si finisce per diventare macchiette del tempo … di se stessi, ottenendo solo dei deludenti risultati.

Così per quanto ci si impegni non si può intervenire nella vita o sulla necessità di cambiare, nonostante il caso possa in apparenza regalare la sensazione di poterlo fare.

Non basta negare il male, il dolore, le malattie, la morte.

Allo stesso modo non si può sconfiggere l’idea e la realtà della morte se questa è intimamente collegata alla vita in ogni istante, sin dalla nostra nascita.

Senza farsi vincere dallo sconforto, è invece possibile imparare a convivere al meglio con il pensiero della fine, accantonando l’idea del fantasma cattivo che tiene costantemente sospesa una spada sulla nostra testa.

Chi ama vivere dovrebbe anche concepire che se ha ben vissuto, la morte non è dolore; al contrario, può essere difesa dal “ non senso” e così come ci sono tante maniere per vivere, esistono altrettanti modi di morire.

Se alla “ fine “ viene dato un significato vero, non è più fine, bensì conclusione di un processo vitale che comunque ha avuto “ un senso”

Vincenzo Calafiore

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