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Paravati, il miracolo silenzioso della fede

di Vincenzo Varone *

Paravati, frazione di Mileto, non è solo un paese. Paravati – a cavallo tra le province di Vibo Valentia e di Reggio Calabria, a pochi passi dall’antica sede di Ruggero il Normanno, dalla millenaria Curia vescovile di Mileto, dal porto di Gioia Tauro e dall’azzurro mare dove una volta giungevano con fare maligno i turchi e non solo – è oggi l’anima pulsante di una storia antica ma non troppo, di un cammino affannoso, di più di una via rimasta miracolosamente tale e quale, quasi a volerci ricordare, con candido riflusso, chi veramente siamo e da dove veniamo.

Una storia che ci consegna un vissuto vero e senza sconti. Un vissuto scritto dalla gente semplice, odorante di campi e di mietiture. Un cammino lento, dominato dal dolore e dall’abbandono dei suoi vicoli, i cui muri ancora oggi raccontano le mille privazioni del secolo breve. Un girovagare mai sazio, fatto di sacrifici, che si è tramutato strada facendo, specie negli anni della carestia e dell’arroganza, in grazia, in fede e in attesa fiduciosa.

Un paese, Paravati, di ferite ancora vive e di sudore, con i suoi abitanti fieri delle loro origini contadine. Un minuscolo punto sulla cartina geografica da dove oggi si coglie da ogni angolo, con leggiadro sollievo nelle ore del buio del cuore trafitto e dell’anima in pena, in tutta la sua spirituale bellezza, la grande e bella chiesa del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime, voluta dalla Serva di Dio Natuzza Evolo su ispirazione della Vergine Maria. Un luogo dello spirito che viene raggiunto ogni giorno da tanti pellegrini, che qui trovano conforto e ristoro.

Ed è proprio qui, in questa fetta di terra collinare, di uliveti, di allegre scialate, di suoni ventosi, di preghiere sentite, che noi ogni giorno viviamo il mistero della fede, le stagioni tremolanti del dubbio, le notti opache della incolpevole civetta canterina, le sfide del tempo inquieto dove nulla, o quasi nulla, è come appare. Viviamo il dolore dell’addio dei vecchi saggi che chiudono in letizia il loro ciclo terreno, dei giovani che ogni giorno partono verso altri lidi più per bisogno che per scelta, ma nello stesso tempo fiduciosi in un futuro migliore, sostenuti da sempre dai nostri sogni di eterni Peter Pan e dalla nostra incrollabile speranza. Sogni e speranze che ci accompagnano con caloroso e accogliente ardore.

* Dagli appunti sparsi di Vincenzo Varone, cronista osservante.

Per chi desidera consultare i precedenti volumi dell’autore segnaliamo Studio 45, La perenne attesa e Il disegno celeste – Libritalia Edizioni.

Redazione

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