La grafologa Carmensita Furlano prende spunto dal caso della cosiddetta “famiglia nel bosco” di Palmoli, su cui il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto una consulenza psicologica, per valutare le competenze genitoriali di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion e le condizioni psicologiche dei loro tre figli. L’indagine, affidata a specialisti psichiatri, allunga i tempi della decisione sull’eventuale ricongiungimento familiare.
Secondo Furlano, la CTU psicodiagnostica ordinata solleva criticità giuridiche: la valutazione della personalità dei genitori non è una prassi ordinaria e può essere disposta solo in presenza di sospetti concreti di comportamenti lesivi dei diritti dei figli, come stabilito dal Codice Civile, dal Codice di Procedura Civile e ribadito più volte dalla Cassazione, che esclude l’imposizione di trattamenti sanitari ai genitori.
In questo contesto, la grafologa evidenzia l’assenza di una figura che la normativa oggi riconosce formalmente: il Grafologo Professionista e Giudiziario dell’Età Evolutiva, previsto dalla Legge 4/2013 e dalla Riforma Cartabia. Una mancanza che, a suo avviso, deriva ancora da una conoscenza riduttiva e stereotipata della grafologia, erroneamente considerata solo come perizia calligrafica.
La grafologia viene invece presentata come disciplina scientifica complementare alla psichiatria e alla psicologia, capace di offrire un contributo proiettivo e non invasivo. L’analisi della scrittura, del disegno e del gesto grafico consente infatti di cogliere aspetti profondi della personalità, dello stato emotivo e delle esperienze vissute, soprattutto nei minori, spesso difficili da verbalizzare con i soli test tradizionali.
La scrittura, intesa come funzione cerebrale complessa, è descritta come il primo e unico vero test proiettivo permanente, capace di restituire una visione stabile e completa della persona, integrabile con altri strumenti diagnostici moderni. Proprio per questo, la presenza del grafologo potrebbe rappresentare una tutela ulteriore per genitori e figli, fornendo al giudice elementi utili per decisioni realmente orientate al superiore interesse del minore.
Infine, Furlano auspica un rapido ricongiungimento della famiglia, sottolineando come le scelte di vita dei genitori, pur lontane dai modelli moderni, non possano essere automaticamente considerate dannose. Al contrario, nell’analisi emerge un legame affettivo autentico, fatto di cura e accoglienza, che merita di essere preservato: la famiglia, conclude, va salvata e non disgregata, perché anche interventi animati da buone intenzioni possono generare sofferenza se non adeguatamente ponderati.
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