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In ricordo di Giorgio Lucantonio, Giorgetto per tutti gli Aquilani

L’AQUILA – Molto triste la notizia della scomparsa di Giorgio Lucantonio, che affettuosamente tutti a L’Aquila e sull’altipiano delle Rocche chiamavano Giorgetto. L’ho appresa ieri dalla stampa, ad esequie ormai avvenute, celebrate nel paese natale da don Renzo D’Ascenzo, anch’egli originario di Fontavignone. Ho avuto il privilegio di condividere con Giorgio – quasi mio coetaneo, era nato nel 1947 – l’intero quinquennio di studi superiori, egli sempre promosso a giugno per l’applicazione e il talento negli studi. Nella classe c’era anche suo cugino Giacinto Lucantonio, altrettanto bravo nei risultati scolastici, entrambi di Fontavignone, frazione di Rocca di Mezzo. In quegli anni le distanze contavano quanto le difficoltà di muoversi con i mezzi pubblici. Per questo loro due, come tanti altri studenti, avevano alloggio al convento di San Bernardino, sotto la cura del precettore e direttore del collegio Padre Osvaldo Lemme.

Gli anni successivi, fino a un mese fa, quando ci incontravamo ogni tanto in città – Giorgio aveva una casa a Pettino -, era sempre un’ora di ricordi, di analisi dell’attualità, di amicizia che si nutriva di sentimenti reciproci. Aveva lavorato alle Poste, in varie agenzie del territorio e poi in città, un valente impiegato, apprezzato dagli utenti per la competenza nel servizio, ma soprattutto per la sua gentilezza e giovialità. Grande, poi, la sua ironia e la simpatia che trasmetteva.

Forti poi le sue passioni per lo sport praticato, egli provetto sciatore, e per lo sport seguito da tifoso, egli appassionato della palla ovale e dei colori nero-verdi dell’Aquila Rugby, compagine gloriosa vincitrice di cinque scudetti. D’altronde Giorgetto era nato in una terra di montagna, come Rocca di Mezzo e Rocca di Cambio, che aveva dato a L’Aquila Rugby campioni come Antonio Di Zitti e Angelo Autore, per fermarci ai più grandi.

Peraltro avevamo avuto, come insegnante al biennio delle superiori, Sergio Del Grande, una figura leggendaria per L’Aquila Rugby, un giocatore e allenatore che ha guidato la squadra alla vittoria dei suoi primi due scudetti, nel 1967 e 1969, e che è stato anche selezionatore per la Nazionale italiana di Rugby, deceduto nel 2022 all’età di 89 anni e ricordato come un “maestro” e una gloria del rugby abruzzese. E due anni dopo compagno di classe Giancarlo Vicini, detto Braciola, che già a 17 anni giocava nella prima squadra dell’Aquila Rugby nel massimo campionato nazionale.

Grande, di Giorgetto, anche la passione per il teatro amatoriale e per il canto corale. Come il suo attaccamento alla storia locale e alle tradizioni del suo paese natale, per le cui attività non faceva mancare mai il suo impegno e la carismatica capacità d’iniziativa. L’ultima volta che ci siamo incontrati è stato in una domenica dello scorso novembre, nella chiesa di San Bernardino a Piazza d’Armi, in occasione della messa in suffragio di Padre Quirino Salomone nel primo anniversario della morte.

Dopo la celebrazione abbiamo scambiato alcuni minuti di conversazione per aggiornarci vicendevolmente, egli chiedendomi notizie dei miei figli Alessandro e don Federico. Giorgio era solo un poco preoccupato per un problema agli occhi che presto avrebbe dovuto risolvere con un intervento già programmato. Ogni volta che ci incontravamo, poi, mi chiedeva della mia attività giornalistica e letteraria, che seguiva sulla stampa e attraverso la lettura dei miei libri, man mano che uscivano. Come accaduto anche un mese fa parlando del mio ultimo libro “Intrecci di memoria”.

Gli piaceva il mio modo di scrivere, sin dagli anni di scuola. Mi ricordava sempre il buon giudizio che di me aveva il prof. Vincenzo Bevilacqua, nostro docente d’italiano, del quale molti anni dopo avevo conosciuto il figlio, a Desenzano del Garda, generale pilota dell’Aeronautica in pensione che aveva prestato servizio nella base Nato dell’aeroporto militare di Ghedi, in provincia di Brescia.

A Dio, carissimo Giorgio! Ti ricorderò sempre con affetto per la straordinaria sensibilità e per l’amicizia profonda che ci ha legato. E ti sarò sempre grato anche per la fiducia che mi hai riservato nei lunghi anni d’impegno politico e come amministratore al Comune dell’Aquila, con il tuo consenso. Un forte abbraccio a tua sorella, a tutti i tuoi parenti e amici, nei quali lasci un grande vuoto nel cuore, ma soprattutto consegni il ricordo d’una testimonianza di vita piena, gioiosa ed esemplare di cui tutti possono andare orgogliosi.

Goffredo Palmerini

Goffredo Palmerini

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