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Napoli, l’anoressia tra i giovani: un’emergenza in aumento

A Napoli e nella regione Campania il fenomeno dei disturbi del comportamento alimentare, in particolare l’anoressia nervosa, sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti. Ogni anno si contano centinaia di nuovi casi, in prevalenza tra ragazze adolescenti, ma con un’incidenza crescente anche tra i maschi. Negli ultimi anni, inoltre, l’esordio del disturbo è diventato sempre più precoce, coinvolgendo bambini e ragazzi sotto i 14 anni.

Durante e dopo la pandemia, secondo dati dell’Asl Napoli 1 Centro, i pazienti adolescenti e preadolescenti in cura per disturbi alimentari sono triplicati: da poco più di 100 casi registrati nel 2019 si è arrivati a oltre 300 nel 2023. Una fascia d’età colpita in modo impressionante è quella tra i 10 e i 15 anni. L’aumento è attribuito non solo all’impatto psicologico del lockdown, ma anche al ruolo crescente dei social network, dove modelli estetici estremizzati e meccanismi di confronto costante minano l’autostima dei più giovani.

Nonostante l’emergenza, i servizi pubblici sul territorio non riescono a rispondere pienamente alla domanda di cura. A Napoli, l’unico centro specializzato per i disturbi del comportamento alimentare situato nel quartiere di Soccavo ha visto riduzioni significative di personale e di spazi, con conseguente ridimensionamento delle attività terapeutiche. Nel 2021, un gruppo di pazienti ha simbolicamente occupato la struttura per protestare contro la chiusura della cucina terapeutica, elemento fondamentale nel percorso di recupero.

La carenza di risorse strutturali e umane, oltre a rallentare i percorsi di cura, rischia di compromettere la qualità degli interventi. Le terapie richiedono un ambiente protetto, équipe specializzate e continuità assistenziale. La commistione con reparti non dedicati ai disturbi alimentari ha aumentato il disagio tra i pazienti, già fragili e spesso poco inclini a chiedere aiuto.

Un segnale positivo è arrivato dalla Regione Campania, che ha recentemente approvato una legge specifica per i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Tra i punti chiave: l’attivazione di percorsi “lilla” nei pronto soccorso per l’accoglienza dedicata, lo screening nelle scuole per l’intercettazione precoce dei casi e il potenziamento della rete territoriale di cura. Il provvedimento ha ricevuto il plauso di esperti e familiari, anche se l’effettiva attuazione dipenderà dalle risorse disponibili e dalla capacità organizzativa del sistema sanitario.

In parallelo, alcune strutture universitarie e ospedaliere stanno sperimentando nuove tecniche terapeutiche, come la stimolazione transcranica non invasiva per agire su specifiche aree cerebrali collegate all’umore e al comportamento alimentare. Si tratta di progetti pilota rivolti in particolare agli adolescenti con forme resistenti ai trattamenti tradizionali.

L’aumento dei casi tra i giovanissimi, che un tempo venivano associati principalmente a fattori emotivi o familiari, oggi coinvolge dinamiche sociali e culturali più complesse. Le pressioni estetiche, il perfezionismo indotto dai social media e l’isolamento vissuto durante la pandemia hanno creato un terreno fertile per lo sviluppo di questi disturbi.

A Napoli il fenomeno è diventato ormai una questione di salute pubblica. Le famiglie chiedono più supporto, i professionisti più mezzi e attenzione. Servono strutture stabili, percorsi personalizzati e una rete capillare che agisca anche sul fronte della prevenzione, coinvolgendo scuole, parrocchie, associazioni. Solo così si potrà dare una risposta efficace a una delle emergenze silenziose che sta segnando profondamente le nuove generazioni.

Redazione

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