Campania

La memoria rurale di Napoli tra vigneti antichi e comunità urbane

Il recupero delle radici agricole e contadine è al centro di un nuovo sguardo su Napoli, una città che sempre più valorizza la propria identità rurale attraverso progetti culturali, formativi e di comunità.

Nel quartiere di Pianura, a Napoli Ovest, emerge con forza il recupero della memoria rurale: accanto al mausoleo romano del Polo Artigianale – testimonianza tangibile dell’antico paesaggio agricolo caratterizzato da ville rustiche – sorge da tempo una vigna didattica. Inserita nell’ambito del programma “Vigna Resilience”, promosso da associazioni locali con il Comune e la Soprintendenza, la vigna dà vita a un laboratorio di conoscenza che coinvolge le scuole del territorio. Qui gli studenti scoprono i legami tra territorio, viticoltura e storia, arrivando a confezionare bottiglie personalizzate, simbolo del legame tra patrimonio rurale e partecipazione didattica.

Il mausoleo, recentemente restaurato – i lavori si sono conclusi ad aprile 2024 grazie alla supervisione della Soprintendenza che ha coinvolto classi in attività antiviolenza e interventi pratici per la rimozione dei graffiti – è un nodo di sguardo aperto non solo al passato, ma anche al futuro della comunità.

Altrove, la periferia e le colline che contornano Napoli narrano storie di radicamento rurale sopravvissute alla crescita urbana. A Quarto, ad esempio, i vigneti superstiti si trovano nella conca flegrea, dove la viticoltura resiste nonostante la pandemia e il depauperamento agrario. Qui, l’azienda “IV Miglio” conserva la produzione di Falanghina, portando avanti ciò che fu il sistema agricolo locale: la piana un tempo ospitava migliaia di abitanti e bestiame, fornendo alimenti alla città di Napoli.

L’Associazione “Piedi per la Terra”, infine, promuove un’esperienza unica all’Antica Vigna di San Martino, sette ettari in piena città. Coltivazioni biodinamiche, laboratori con bambini, orti familiari e co-gestiti: qui l’agricoltura urbana diventa percorso educativo e comunitario, che collega chi vive in città ai ritmi della natura, alla compostazione, all’autoproduzione, e, soprattutto, alla riscoperta del proprio cibo.

Infine, il progetto nazionale Agritettura 2.0, che include Napoli tra le città protagoniste, mette in rete orti urbani, giardini comunitari e aziende agricole per trasformare la metropoli in un paesaggio condiviso fatto di produzione, educazione e coinvolgimento attivo del cittadino. Finanziato dal Ministero dell’Istruzione, il programma valorizza il verde urbano con finalità sociali e formative, diffondendo mappe interattive e promuovendo eventi, storie e buone pratiche locali.

Questi progetti raccontano una città che recupera la sua memoria rurale non solo come frammento di passato, ma come leva di futuro: istruzione, socialità, sostenibilità. Dalle colline alla periferia, dagli orti urbani alle vigne didattiche, Napoli riscopre un’identità che coinvolge le nuove generazioni, rinsaldando il legame tra natura, cultura e comunità. Un patrimonio vivo, che continua a nutrire – letteralmente – il senso di appartenenza alla propria terra.

Redazione

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