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West Nile: il virus fa paura in Lazio e Calabria. Sette morti nel Lazio, primo decesso in Calabria. Iss: “173 casi, letalità al 15%”

Il virus West Nile preoccupa il Paese e colpisce duro soprattutto in Lazio e Calabria, dove si registrano le situazioni più gravi e preoccupanti. Due nuove vittime si sommano al bilancio già pesante del Lazio, che raggiunge così sette decessi. La Calabria, invece, piange il primo morto, confermando l’allargamento geografico del contagio anche al Sud.

In Lazio, le ultime vittime sono una donna di 83 anni di Pontinia, deceduta presso l’Ospedale Santa Maria Goretti di Latina, e un uomo di 77 anni, morto all’Ospedale Isola Tiberina Gemelli. Entrambi i pazienti versavano in condizioni critiche: la prima era affetta da diverse patologie pregresse, mentre il secondo era sottoposto a dialisi e si trovava già in terapia intensiva. Entrambi i decessi sono avvenuti nel giro di pochi giorni, alimentando timori sulla diffusione silenziosa e letale del virus nella regione.

In Calabria, invece, si registra la prima vittima in assoluto del 2025: si tratta di un anziano di 80 anni residente a Riace, ricoverato al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria con una grave encefalite virale. Dopo la conferma della positività al West Nile, è scattata immediatamente la disinfestazione di tutto il territorio comunale, disposta dal sindaco Mimmo Lucano per contenere il rischio di ulteriori contagi. Il caso ha acceso i riflettori anche su una regione finora poco colpita dal virus.

E mentre l’attenzione si concentra sulle aree già colpite, a Roma è stato riscontrato il primo caso: una donna risultata positiva al virus è stata ricoverata presso lo Spallanzani. Secondo le prime informazioni, non avrebbe collegamenti con l’Agro Pontino, uno degli epicentri del contagio nel Lazio. Questo elemento lascia intendere una circolazione più estesa e meno prevedibile del virus nella Capitale e nei suoi dintorni.

Intanto, l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato il quarto bollettino: i casi confermati salgono a 173 in tutta Italia (erano 89 nel precedente report). Di questi, 72 hanno manifestato la forma neuro-invasiva, la più grave e potenzialmente letale. I numeri più alti si registrano proprio in Lazio (37) e Campania (21), ma sono coinvolte anche Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Basilicata, Sardegna e Friuli-Venezia Giulia.

Il tasso di letalità sulle forme neuro-invasive si attesta intorno al 15%, un dato stabile ma comunque allarmante: basti pensare che nel 2018 era al 20%, nel 2024 al 14%.

Nonostante l’evidente aumento dei casi e dei decessi, le autorità sanitarie invitano alla calma, pur sottolineando l’importanza della prevenzione. “La situazione è monitorata con attenzione da tutte le istituzioni competenti, sia a livello centrale che a livello territoriale. Al momento non emergono particolari segnali di allarme”, ha dichiarato Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie Infettive dell’Iss.

L’esperta raccomanda tuttavia misure concrete per contenere la diffusione: contrastare la proliferazione delle zanzare, evitare ristagni d’acqua, usare repellenti, e soprattutto prestare attenzione ai sintomi, in particolare tra gli anziani e i soggetti fragili. In caso di febbre persistente, è fondamentale rivolgersi tempestivamente al medico.

La battaglia contro il West Nile è ancora aperta. E sebbene le istituzioni provino a rassicurare, la crescita dei casi e l’estensione del contagio da Nord a Sud impongono prudenza, attenzione e azione.

Redazione

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