Il mondo universitario italiano, in più Atenei, si è già recentemente espresso attraverso le urne per scegliere le governance che guideranno gli atenei nei prossimi sei anni. Un passaggio cruciale, che ha portato con sé importanti segnali di cambiamento, tra cui una decisa affermazione delle donne in Piemonte e in Emilia-Romagna, dove le cosiddette “quote rosa” non sono più solo una questione statistica, ma diventano protagoniste reali della vita accademica.
Un caso emblematico arriva dall’Università di Modena e Reggio Emilia, dove la Professoressa Rita Cucchiara è stata eletta prima rettrice nella storia ultraottocentenaria dell’ateneo. Una svolta epocale che segna un cambiamento culturale oltre che istituzionale. La sua vittoria è arrivata al ballottaggio, con uno scarto sottilissimo: appena 17,5 voti, segno di una comunità accademica attivamente coinvolta e divisa su visioni diverse per il futuro.
Se a Modena si è vinto sul filo di lana, a Perugia il risultato è stato schiacciante. Il nuovo Magnifico Rettore Massimiliano Marianelli ha conquistato 737 voti, doppiando nettamente il suo avversario. Il suo successo si traduce in un mandato forte, che esprime unità e insieme il desiderio di guardare avanti, senza dimenticare quanto di buono è stato fatto in passato. Marianelli si è proposto come il candidato della sintesi e dell’inclusione, promettendo di rappresentare tutte le anime dell’università e di portare avanti un’agenda riformista e aperta al nuovo.
In tutta Italia, si percepisce una ventata d’aria fresca, una voglia condivisa di innovazione, di rottura degli schemi e di rilancio dell’università come centro vivo di cultura, ricerca e cittadinanza attiva. Ma le sfide che attendono le nuove governance sono molteplici: la necessità di fare rete, l’internazionalizzazione, il rapporto con il territorio e, non ultimo, il confronto con un contesto globale segnato da profonde instabilità.
Gli sviluppi internazionali delle ultime settimane – segnati da tensioni, conflitti e da quella che molti ormai definiscono apertamente come una “Terza guerra mondiale a pezzi”, per usare le parole del compianto Papa Francesco – rendono ancora più urgente e strategico il ruolo delle università. Proprio da questi luoghi di sapere deve partire un messaggio di pace, di dialogo e di speranza.
Il tempo delle elezioni si chiude. Ora comincia quello della responsabilità. Da novembre in poi, per i nuovi rettori, sarà il momento delle scelte concrete. E le comunità accademiche saranno lì a osservare, proporre, partecipare. Perché il cambiamento, quello vero, non passa solo dalle urne, ma dal quotidiano impegno di ognuno.
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