Il “Vergari Day 2025” si è concluso, ma a restare non sono solo gli eventi di successo. Lo ricorda con parole poetiche Antonello Lamanna, che ha voluto tracciare un bilancio diverso dal consueto, fatto non di numeri ma di relazioni: con il paesaggio, con la natura, con la comunità.
«Abbiamo prestato attenzione alla Riserva del fiume Vergari – non come a un luogo da attraversare, ma come a una creatura viva, fragile, parlante», ha affermato Lamanna. Un invito a considerare il patrimonio ambientale non come semplice sfondo, ma come protagonista dialogante, capace di restituire emozioni e consapevolezza.
Durante il festival, partecipanti e organizzatori hanno camminato, osservato, dialogato, condiviso narrazioni. Un processo che, secondo il professore, ha fatto emergere un senso di appartenenza profonda: «Ci siamo riconosciuti parte di un unico corpo, paesaggio, memoria, comunità».
Per Lamanna, il festival non è stato solo “un’offerta di contenuti”, ma “un gesto di restituzione”: al fiume sono stati donati silenzio, voce, arti, saperi. E il fiume, in cambio, ha offerto immagini, storie, suoni, ombre e riflessi. «La Riserva ci ha ricordato che il patrimonio non è un’eredità immobile – ha concluso – ma un respiro che ci attraversa, come la presenza silenziosa di chi si ama davvero».
Un messaggio potente, che trasforma un evento locale in un’esperienza collettiva di consapevolezza ambientale e culturale.
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