Riprendiamo e pubblichiamo la riflessione di Merilia Ciconte postata sabato pomeriggio. Certi che sia un interessante spunto per i lettori.
L’ospitalità e l’accoglienza sono pratiche antichissime, parole che, in particolare nei nostri tempi, sono straziate nel loro significato più alto. Per alcuni sembrano svuotate di senso, soprattutto dalla politica, quando questa, giocando sulle paure, vuole costruire consensi a ogni costo. Chi fugge dalla guerra, dalla fame, dalle violenze in genere, spera che la parola ospitalità abbia ancora un senso, un significato. Costruire barriere mentali o muri vuol dire coprire quell’orizzonte in cui gli stranieri sperano quando vengono sradicati dalla propria terra. Il muro si oppone alla libertà, distrugge la speranza e oscura l’orizzonte mentre l’ospitalità è un incontro di cammini, un incrocio di saperi. Basterebbe uno sguardo capace di oltrepassare il muro, di incontrare quello di persone che vengono da lontano solo per chiedere un approdo sicuro, una vita nuova sotto il nostro cielo, che è anche il loro. La differenza tra di noi è solo nel dolore, in tutto quel dolore che si portano addosso, come un tatuaggio, indelebile, che la nostra ospitalità potrà alleviare e potrà difendere anche da una certa politica che li vuole cancellare.
Dalla SS106, Alta Velocità fino al collegamento ferroviario della ionica. CROTONE – «La Calabria sta vivendo…
Il Gruppo Quotidiano La Prima Pagina sosterrà come media partner la seconda edizione del Premio…
di Segreteria Nazionale Unione Sindacale Marina (USIM) * La Segreteria Nazionale dell'Unione Sindacale Marina (USIM)…
Gli organi di governo dell'Università degli Studi di Perugia hanno nominato l'avvocata Andrea Catizone nuova…
C’è il racconto di una vita, ma anche il legame profondo con una terra ricca…
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sui disordini avvenuti a Bologna dopo la…