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Effetto Trump: Apple dice addio alla Cina e sposta l’iPhone in India entro il 2026

L’era degli iPhone “Made in China” potrebbe concludersi molto prima del previsto. A spingere Apple verso un cambio di rotta drastico è l’effetto Trump, tornato al centro della scena con una nuova guerra commerciale contro Pechino. Secondo il Financial Times, il colosso di Cupertino intende spostare interamente in India l’assemblaggio degli iPhone destinati al mercato statunitense già entro la fine del 2026, accelerando così un processo di decoupling che si preannuncia più rapido e profondo del previsto.

La decisione arriva in un clima di crescente tensione tra le due superpotenze. Il presidente Donald Trump ha imposto dazi del 145% sui prodotti cinesi, Pechino ha replicato con tariffe del 125%. Un’escalation che ha già bruciato 700 miliardi di dollari di capitalizzazione per Apple e che rende urgente trovare alternative alla Cina.

Attualmente, l’80% degli iPhone venduti negli Stati Uniti è prodotto nel Dragone, grazie a fornitori come Foxconn, il colosso taiwanese dell’elettronica. Ma la dipendenza dalla Cina è diventata un boomerang. Dopo anni di investimenti miliardari in Asia, Apple ora spinge sull’acceleratore in India, dove sta raddoppiando la produzione nel giro di poco più di un anno grazie a partner come Tata Electronics e la stessa Foxconn.

Il cambio di scenario è iniziato già ad aprile, quando l’azienda ha accelerato le spedizioni dall’India. In parallelo, Apple continua a essere sottoposta ad un controllo sempre più rigido da parte delle autorità cinesi, che vedono con crescente sospetto i giganti tecnologici occidentali.

Washington spinge l’asse con Nuova Delhi

Dietro il cambio di rotta produttivo di Apple c’è anche un forte impulso geopolitico. La recente missione in India del vice presidente americano J.D. Vance, braccio destro di Trump, è stata il segnale più chiaro. Accolto con onori militari e ricevuto da Narendra Modi, Vance ha trascorso quattro giorni a tessere la nuova tela commerciale tra Washington e Nuova Delhi.

In ballo c’è un accordo commerciale strategico, con l’ambizione di portare l’interscambio a 500 miliardi di dollari entro il 2030. Un obiettivo condiviso, ma da raggiungere in fretta: i dazi americani al 26% sono sospesi solo per 90 giorni, mentre l’India teme di essere colpita duramente nei settori più sensibili della sua economia, come agricoltura, auto, alimentari e medicale.

Il nuovo polo dell’hi-tech globale?

Mentre l’asse Pechino-Washington si sgretola, l’India si candida a diventare il nuovo motore manifatturiero dell’hi-tech mondiale. Non solo Apple: anche Google e Starlink di Elon Musk stanno rafforzando la loro presenza nel subcontinente asiatico. Un segnale che, nel pieno dell’“effetto Trump”, i grandi del tech stanno ridisegnando la geografia globale della produzione.

Se Apple riuscirà davvero a produrre oltre 60 milioni di iPhone all’anno in India entro il 2026, si tratterà di una delle più grandi delocalizzazioni industriali del XXI secolo, spinta non solo da logiche di mercato, ma da uno scenario geopolitico che cambia sotto i nostri occhi.

Redazione

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