Calabria

La nota di Antonio Montesanti: Pizzo e il macigno di San Giorgio

di Antonio Montesanti

Si narra che in questa data di molti secoli fa, di notte, la città di Pizzo stava per soccombere all’ennesimo assedio saraceno.

L’attacco fu furioso: dagli sciabecchi sbarcarono migliaia di uomini infernali alla Seggiola, che in un attimo sgominarono le stanche difese dei cittadini armati.

Proprio nell’attimo in cui stavano per abbattere Porta Nord della città una nuvola di polvere coprì la scena del combattimento e da uno squarcio di luce intensa e letale apparve un cavaliere con una corazza d’argento che al galoppo, a mezz’aria come levitando, attraversava l’armata nemica mutandola in sangue.

Davanti ad esso un grosso Macigno di granito rotolò lungo la discesa della Seggiola facendo strage, lungo il percorso, di tutti gli assalitori infedeli.

“È SAN GIORGIO!” si sentì gridare in coro.

Un grido, uno solo, corale e devoto, si alzò dalle alte mura della città, come fosse un suono di campane a festa.

Dicono che quel Macigno è fermo immobile nel punto esatto in cui si arrestò quella notte, sospinto dall’intervento salvifico di San Giorgio.

Qualcuno diceva che lo stesso guerriero in armatura mieteva vittime lungo la discesa come un grande macigno rotolante!

Nessuno ricorda più questa leggenda né si pone domande su quel grande macigno che oggi appare solitario e muto, incorniciato in una struttura monumentale di cui nessuno ne comprende più la ragione.

Dicono però con certezza che è da quella notte che San Giorgio fu scelto come Patrono di Pizzo.

Redazione

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