Riprendiamo e pubblichiamo la nota del noto giornalista e scrittore Michele Petullà su un evento svoltosi a Vibo Valentia in occasione della Giornata della Donna.
8 marzo 2025. In occasione della Giornata Internazionale delle Donne, s’è tenuto a Vibo Valentia, nello storico Palazzo Gagliardi, il Convegno “DONNE: Diritti, Lavoro, Dignità”. Un incontro a più voci molto partecipato, che ha coinvolto e attratto il numeroso pubblico presente. Un confronto aperto, durante il quale la riflessione sociale e scientifica si è incontrata e fusa con i diversi linguaggi dell’espressione artistica (Musica, Poesia, Pittura) sui temi d’attualità che riguardano il mondo delle donne nella società. L’ evento è stato voluto e promosso dal Comune di Vibo Valentia, in particolar modo all’assessore alla Cultura, Stefano Soriano, che ha portato i saluti dell’amministrazione comunale; è stato coordinato e brillantemente condotto dalla prof.ssa Marcella Mellea, Presidente della Commissione Cultura, che ha saputo “cucire” efficacemente i diversi interventi e momenti che si sono susseguiti nel corso dell’incontro. A tracciare il profilo sociale delle Donne nella società odierna sono state la dott.ssa Loredana Pilegi, Vice sindaco di Vibo Valentia; l’avvocata Stefania Figliuzzi, Presidente dell’associazione “Attivamente Coinvolte” e molto attiva praticamente nel contrasto alla violenza contro le donne; la dott.ssa Rita Todaro, Presidente dell’associazione “Donne Medico”: i loro interessanti interventi hanno contribuito a meglio delineare una situazione delle Donne nella società che seppur connotata dai tanti miglioramenti registrati nel corso degli anni, rimane ancora una situazione di disparità e deficitaria nel campo dei Diritti. La dott.ssa Todaro si è soffermata in particolare sulla figura di Rita Levi Montalcini, mettendone in evidenza la sua forza e determinazione, la sua resilienza e il valore di esempio. Significativi, a tal proposito, è il Discorso pronunciato in occasione del conferimento del Premio Nobel e declamato nel corso della serata, in maniera veramente coinvolgente, da Giorgia Ballanti. All’incontro è intervenuto poi il dott. Nicola Raffaele, docente e segretario Confartigianato Vibo Valentia, focalizzando l’attenzione sull’apporto del mondo dell’Artigianato femminile alla società. A tal proposito è stata allestita un’esposizione di opere e manufatti realizzati dagli studenti dell’indirizzo “Made in Italy” dell’istituto Gagliardi-De Filippis-Prestia: l’esposizione è stata coordinata e illustrata dalla prof.ssa Maria Concetta Arango, presidente Ancos. Di rilievo anche la testimonianza personale di Caterina La Marca, che ha brevemente raccontato la sua “Storia femminile di successo”.
Un’ esposizione di opere pittoriche di bravissimi artisti locali ha fatto da cornice suggestiva di colori e immagini, che hanno letteralmente avvolto la capiente sala di Palazzo Gagliardi. L’ evento è stato inoltre arricchito dalla musica e dal canto del “Duo Ossidiana”, formato da Lucia Quattrocchi e Claudia Andolfi, le quali hanno proposto degli intermezzi musicali molto apprezzati dal pubblico, tra cui una elaborazione a due voci di “L’albero delle noci”, la canzone presentata dal calabrese Brunori all’ultimo Festival di Sanremo. E non poteva mancare, in un evento come questo, la voce della Poesia. Così, anch’io sono intervenuto con i miei intermezzi Poetici, tutti centrati sul tema delle Donne, che hanno molto emozionato e coinvolto tutti i presenti. Di particolare emozione, per me, è stato quando, a fine evento, una signora (che non conoscevo), vittima di violenze fisiche (come mi ha confessato), si è discretamente avvicinata per stringermi la mano e complimentarsi e mi ha detto: “Bellissime le sue poesie, mi hanno letteralmente trafitta, la sua descrizione è talmente veritiera da sentirmela quasi cucita addosso; “Non sono il tuo silenzio”, in particolare, sembra essere stata scritta proprio per me; con essa è come se lei mi avesse letto dentro e avesse raccontato la mia storia”. Una poesia che rappresenta un potente inno alla rinascita e alla resilienza. Attraverso immagini forti e incisive, il testo racconta un percorso di dolore, oppressione e trasformazione. La voce lirica si libera dalle catene imposte dall’altro, trasformando la sofferenza in forza, il silenzio in grido, la paura in tempesta. Il contrasto tra il passato di prigionia e la ritrovata identità culmina in un finale di affermazione potente, dove il nome pronunciato diventa simbolo di autodeterminazione e vittoria. E si, non c’è gratificazione più grande, per uno che scrive poesie, di quando i versi escono dai limiti dell’espressione intima e intimistica e si oggettivano attraverso l’identificazione, il riconoscimento e il coinvolgimento oggettivo, oltre la tua persona, di chi ascolta o legge.