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“Sangue Rosso”: una spy story di Roberto Tarallo sullo sfondo della guerra nell’Ucraina

La guerra in Ucraina, il rischio di un conflitto nucleare, e una missione segreta che potrebbe cambiare tutto. “Sangue Rosso”, il romanzo d’esordio di Roberto Tarallo, pubblicato lo scorso luglio su Amazon, unisce azione, suspense e riflessioni etiche in una trama avvincente e attuale.
All’inizio del 2022 il conflitto scoppiato tra la Russia e l’Ucraina precipita l’Europa nell’incubo. E riporta il mondo sull’orlo di una guerra nucleare. Le forniture militari e il sostegno finanziario all’Ucraina non sono sufficienti a cambiare le sorti del conflitto, che si protrae senza sosta. Il tempo gioca a favore della Russia che dispone di enormi risorse e punta sul logoramento dell’avversario, appoggiato dalla Nato e dai Paesi dell’Unione Europea.

In questa situazione d’impasse, il Generale Rodiowsky, a capo dei servizi segreti polacchi, sonda il terreno per un’azione off record che consenta una via d’uscita dalla guerra. Rodiowsky, ottenuto il tacito assenso della Nato e degli Stati Uniti che però non vogliono essere coinvolti, mette insieme un gruppo di ex “007” dei servizi segreti britannici, tedeschi e italiani per colpire il presidente della Federazione Russa e porre così fine alla guerra. Il generale polacco riesce a mettere insieme un gruppo di ex agenti, già n pensione, non collegabili alle attuali liste operative. Nella sede di un gruppo militare di controllo informatico e di gestione operativa, all’interno di una vecchia fabbrica a Kiev, si definiscono i dettagli della rischiosa operazione.

Si dipana così una trama ricca di intrighi, colpi di scena e veloci cambi di fronte, tra piani ad alto rischio, raffinate soluzioni ingegneristiche di intelligence, servizi deviati, doppiogiochisti, azioni di spionaggio e contro spionaggio.

Il libro solleva alcuni interrogativi circa il dilemma etico che da sempre ruota intorno alla legittimità del tirannicidio. Da un lato, si ritiene che, in determinate circostanze, eliminare un tiranno possa essere un atto necessario e giustificabile per ripristinare la libertà, salvare vite innocenti o porre fine a un regime di oppressione. Dall’altro lato, si afferma che il tirannicidio, per quanto ammantato di ideali e anche se rivolto contro un despota, resta un atto di violenza, che contraddice i principi stessi che pretende di difendere.
Roberto Tarallo, laureato in psicologia clinica, ha lavorato nel management di società statunitensi e tedesche nell’ambito della gestione aziendale, sempre ponendo un grande focus su coaching e conduzione di risorse umane. Pensionato, vive a Polignano a Mare (Bari) con la moglie ucraina e i suoi affezionati animali domestici.
INPress

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