Il Governo Meloni punta a ripristinare al più presto l’operatività dei centri di Gjader e Shengjin in Albania, indipendentemente dalla decisione della Corte di giustizia europea attesa per il 25 febbraio. Tra le ipotesi allo studio, si valuta anche una modifica dell’accordo con Tirana, che potrebbe avvenire per decreto, con l’obiettivo di superare gli ostacoli giuridici finora emersi.
Dopo le recenti pronunce della magistratura italiana che hanno bloccato i trattenimenti nei centri albanesi, l’esecutivo è al lavoro per individuare una soluzione efficace e stabile. Tra le opzioni discusse, vi è la possibilità di trasformare le strutture in Centri per il rimpatrio (Cpr), destinati ai migranti privi dei requisiti per ottenere protezione internazionale, o in centri di accoglienza sotto la gestione diretta di Tirana.
Il tema è stato affrontato in una riunione di vertice venerdì scorso e un nuovo incontro è previsto per oggi, nel quale potrebbe essere definita la strategia finale. Il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, ha avanzato l’ipotesi di un nuovo decreto legge che chiarisca il quadro giuridico e garantisca la piena attuazione dell’intesa con l’Albania, rafforzando così l’efficacia delle politiche migratorie del Governo.
Sul fronte politico, le opposizioni criticano la determinazione dell’esecutivo, parlando di “scontro tra poteri” e “spreco di risorse”, ma la priorità resta la gestione ordinata dei flussi migratori e il contrasto all’immigrazione irregolare.
Intanto, l’attenzione è alta anche sulla rotta libica, con il Viminale che registra un aumento degli arrivi rispetto allo stesso periodo del 2024. Il Copasir, nella sua relazione sulla situazione geopolitica in Africa, evidenzia la presenza di circa 700 mila migranti irregolari in Libia e altrettanti in Tunisia, potenzialmente esposti alle reti criminali dei trafficanti. Un fenomeno che desta preoccupazione, come dimostrano le tragiche scoperte di fosse comuni in Cirenaica e i recenti naufragi nel Mediterraneo. L’azione del Governo si muove dunque su più fronti, con l’obiettivo di rafforzare i controlli, garantire la sicurezza e rendere più efficiente il sistema di gestione dei migranti.
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