Calabria

Radio Paravati, cinquant’anni di storia: dalla radio libera del 1976 alla ripartenza web del 2026

Ci sono storie che appartengono a un territorio e altre che, proprio grazie a quel territorio, finiscono per raccontare un pezzo della storia italiana. È il caso di Radio Paravati, una delle esperienze più significative della stagione delle radio libere calabresi, nata nel 1976 e tornata a vivere, mezzo secolo dopo, nel 2026.

La sua storia comincia in un’epoca completamente diversa da quella attuale. Non esistevano internet, social network, streaming o smartphone. Per ascoltare una radio bastava una frequenza FM, ma dietro quella frequenza c’erano passione, competenza tecnica, apparecchiature spesso costruite o adattate artigianalmente e soprattutto la voglia di rompere il monopolio dell’informazione e dare voce alle comunità locali.

A Paravati, oggi frazione del Comune di Mileto, quella voglia prese forma nella primavera del 1976.

La nascita nel 1976

Secondo le testimonianze dei protagonisti e le ricostruzioni storiche, il primo nucleo dell’emittente fu formato da Vincenzo Varone, Antonino Varone, Mimmo Solano e Carlo Saccà, ai quali si unirono successivamente Antonino Polito, don Salvatore Sangeniti e Fortunato Varone.

L’idea era ambiziosa: creare una radio capace non soltanto di trasmettere musica, ma anche di produrre informazione e raccontare ciò che accadeva nel territorio.

Il progetto venne formalizzato e l’emittente fu registrata presso il Tribunale di Vibo Valentia come “giornale quotidiano radiodiffuso”.

Una definizione che dice molto sull’identità che i fondatori volevano dare alla nuova radio.

Non una semplice emittente musicale, dunque, ma una vera esperienza giornalistica.

Il 13 agosto 1976 arrivò il momento decisivo: Radio Paravati iniziò ufficialmente le sue trasmissioni. La prima voce a inaugurare l’emittente fu quella di Vincenzo Varone, che cinquant’anni dopo sarebbe tornato davanti a un microfono per accompagnare la nuova fase della radio.

Le prime frequenze

Le prime trasmissioni furono irradiate sui 104 MHz. Successivamente il segnale venne diffuso anche attraverso un ripetitore, con la frequenza dei 101 MHz.

Erano gli anni pionieristici dell’emittenza privata italiana: frequenze, antenne, ponti radio e trasmettitori rappresentavano una vera sfida tecnica.

Ma proprio quella difficoltà contribuiva a creare lo spirito delle radio libere.

Ogni trasmissione era una piccola conquista.

Ogni ascoltatore raggiunto rappresentava la dimostrazione che anche da un piccolo centro calabrese si poteva costruire un mezzo di comunicazione capace di superare i confini del paese.

Una documentazione del 1981 censisce inoltre l’emittente con la denominazione Brutium Radio Paravati, sui 104 MHz, confermandone la presenza nel panorama radiofonico calabrese di quegli anni.

Arturo Daco e la vocazione giornalistica

Fin dagli inizi Radio Paravati cercò di distinguersi per la qualità dell’informazione.

Alla direzione venne chiamato Arturo Daco, corrispondente da Vibo Valentia della Rai e dell’Agenzia Italia.

Nella redazione entrarono inoltre Giuseppe Orefice, giornalista de Il Tempo, e Saverio Carino, giornalista di Avvenire e corrispondente da Catanzaro.

Era una scelta precisa.

Radio Paravati voleva essere una radio del territorio, ma con un’impostazione giornalistica capace di guardare anche alla Calabria e all’Italia.

Una squadra di appassionati

Intorno alla radio si formò rapidamente una squadra numerosa.

Tra i protagonisti vengono ricordati Salvatore Sangeniti, Mimmo Solano, Fortunato Polito, Vincenzo Varone, Teresa Rettura, Rosetta e Costanza Varone, Brunella Condoleo, Maria Polito, Fortunata Loiacono, Angelo Varone, Salvatore Valente, Mariella Varone, Vincenzo Polito, Domenico Ranieli, Franco Nicolace, Giovan Battista Manno e Guglielmo Formica.

Nel corso dell’esperienza si aggiunsero anche altri collaboratori, tra cui Niko Prestia, Pino Crupi, Lucio Polito, Totò Valente, Rinuccia Mazzeo e Pasqualino Moricca.

Era una comunità più che una semplice redazione.

C’erano gli speaker, i giornalisti, i tecnici, gli appassionati di musica e le persone che mettevano a disposizione tempo e competenze.

Il cuore della radio era proprio questa partecipazione collettiva.

Musica, informazione e territorio

Il palinsesto univa musica e informazione.

Ma Radio Paravati sviluppò soprattutto una forte vocazione al racconto della realtà locale.

La radio seguiva i problemi della Calabria, le vicende politiche e sociali, la cronaca, lo sport e gli avvenimenti che interessavano direttamente gli ascoltatori.

La programmazione arrivò anche sulle pagine di Sorrisi e Canzoni TV, allora una delle principali pubblicazioni italiane dedicate al mondo della radio e della televisione.

Per un’emittente nata in un piccolo centro del Vibonese era un risultato importante.

Significava che quell’esperimento locale aveva attirato l’attenzione ben oltre i confini di Paravati.

Il sequestro Moro

Uno dei momenti più importanti della storia di Radio Paravati arrivò il 16 marzo 1978, con il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione degli uomini della sua scorta.

La radio seguì immediatamente gli sviluppi della vicenda.

Vennero organizzati collegamenti telefonici con Roma e con i parlamentari calabresi presenti nella capitale.

In un’epoca nella quale non esistevano telefoni cellulari né internet, le informazioni viaggiavano attraverso le linee telefoniche tradizionali e i telefoni pubblici.

Radio Paravati riuscì così a trasformarsi in una piccola centrale d’informazione capace di collegare la Calabria agli avvenimenti drammatici che stavano sconvolgendo il Paese.

Era un modo nuovo di fare giornalismo.

Ed era esattamente ciò che le radio libere stavano portando in Italia.

Il terremoto dell’Irpinia

Un’altra grande prova arrivò il 23 novembre 1980, quando il terremoto dell’Irpinia colpì duramente il Mezzogiorno.

Anche in quella occasione Radio Paravati si mise immediatamente al lavoro.

La programmazione venne modificata per dare spazio alle notizie e agli aggiornamenti.

Le informazioni provenienti dai Vigili del Fuoco e dal territorio contribuivano a costruire un quadro della situazione mentre il resto dell’Italia cercava ancora di comprendere le dimensioni della tragedia.

Ancora una volta una radio locale dimostrava di poter svolgere una funzione essenziale durante un’emergenza.

Gustavo Selva e i grandi nomi del giornalismo

La crescita della radio attirò l’attenzione anche di importanti professionisti dell’informazione.

Tra i personaggi che visitarono gli studi ci fu Gustavo Selva, allora una delle voci più note della radiofonia italiana.

La sua presenza rappresentava un riconoscimento significativo per una piccola emittente nata appena pochi anni prima.

Negli studi arrivò anche Renzo Allegri, giornalista di Gente, interessato alla figura di Natuzza Evolo, la mistica di Paravati.

Quella vicenda avrebbe contribuito ulteriormente a portare Paravati all’attenzione nazionale.

Radio Paravati si trovò così nel punto d’incontro tra cronaca locale, grandi eventi nazionali, cultura, religione e personaggi che in quegli anni attraversavano la scena pubblica italiana.

Gli anni Ottanta

Gli anni Ottanta furono la fase della maturità.

Le radio libere erano ormai diventate una componente stabile del sistema dell’informazione e dell’intrattenimento italiano.

Anche Radio Paravati continuò la propria attività, mantenendo quella doppia identità che l’aveva caratterizzata fin dalla nascita: musica e informazione.

Il rapporto con il territorio rimase centrale.

La radio raccontava la Calabria e, nello stesso tempo, portava nella Calabria le grandi notizie del Paese.

Era una finestra sul mondo, ma anche uno specchio della comunità.

La fine dell’esperienza

Dopo diversi anni di attività, Radio Paravati cessò le proprie trasmissioni negli anni Novanta.

Le fonti storiche disponibili non consentono di stabilire con assoluta certezza una singola data di chiusura né di attribuirla a un unico episodio.

La conclusione dell’esperienza va comunque inserita nella grande trasformazione che interessò il mondo della radiofonia privata italiana.

Il mercato era diventato molto più competitivo e professionalizzato. Molte delle emittenti nate nella straordinaria stagione del 1975-1976 non riuscirono a sopravvivere.

Anche Radio Paravati spense quindi i suoi trasmettitori.

Ma la sua storia non è finita lì.

Cinquant’anni dopo, la ripartenza

Il tempo è passato.

Le tecnologie sono cambiate.

Le vecchie frequenze hanno lasciato spazio alla rete.

Ma il nome Radio Paravati è rimasto nella memoria di chi quella radio l’aveva ascoltata, costruita o vissuta.

E nel 2026 è arrivata la decisione di farla ripartire.

Il nuovo progetto ha riportato in vita l’emittente attraverso il web e una nuova struttura organizzativa, con Mimmo Solano alla guida dell’associazione e la partecipazione, tra gli altri, di Mimmo Mazzeo, Nico Prestia, Rocco Condoleo, Tonino Currà e Vincenzo Varone.

Il ritorno non è stato pensato soltanto come un’operazione nostalgica.

L’obiettivo è riportare musica, informazione e attenzione al territorio dentro una nuova dimensione digitale.

Il 13 agosto 2026: il mezzo secolo e la “ripartenza”

E così, ieri, 13 agosto 2026, esattamente cinquant’anni dopo quel primo pomeriggio del 1976, Radio Paravati è tornata al centro della sua comunità.

A Paravati di Mileto, in Piazza Nassiriya, si è celebrato il mezzo secolo di storia dell’emittente e, contemporaneamente, la sua nuova “ripartenza”.

La cerimonia, iniziata alle 20.30, ha rappresentato il momento simbolico scelto per riaccendere quella voce nata nel 1976. Il programma ha previsto i saluti istituzionali, un forum dedicato alla storia dell’emittente e al suo futuro e una parte musicale affidata al Gruppo Pop del Liceo musicale “V. Capialbi” di Vibo Valentia, con la partecipazione del fisarmonicista Gabriele Corsaro.

Non è stata soltanto una celebrazione del passato.

È stata una vera ripartenza.

Cinquant’anni fa la radio entrava nelle case attraverso i 104 MHz e, successivamente, attraverso il 101 MHz. Oggi può raggiungere il mondo attraverso internet.

Cinquant’anni fa c’erano giradischi, nastri, telefoni a gettone, antenne e trasmettitori.

Oggi ci sono streaming, web radio, podcast e piattaforme digitali.

È cambiata la tecnologia, ma non è cambiata l’idea fondamentale: dare voce a una comunità e raccontare il territorio.

La serata del 13 agosto 2026 ha quindi rappresentato un ponte tra due epoche.

Da una parte la memoria di Vincenzo Varone, Mimmo Solano, Antonino Varone, Carlo Saccà, Arturo Daco, Giuseppe Orefice, Saverio Carino e di tutti coloro che contribuirono a quella prima straordinaria esperienza.

Dall’altra una nuova generazione chiamata a raccogliere quella eredità e a trasformarla in un progetto contemporaneo.

Una voce che torna a farsi sentire

La storia di Radio Paravati è, in fondo, la storia di una stagione irripetibile.

È la storia delle radio libere.

Di persone che decisero che anche un piccolo paese della Calabria potesse avere una propria voce.

È la storia di una radio capace di parlare di musica e di cronaca, di seguire il sequestro Moro, di raccontare il terremoto dell’Irpinia, di ospitare giornalisti importanti e di portare il nome di Paravati fuori dai confini della Calabria.

Dopo la chiusura negli anni Novanta, quella voce è rimasta per decenni nella memoria.

Ieri, 13 agosto 2026, a Paravati di Mileto, quella memoria è diventata nuovamente presente.

Radio Paravati ha celebrato cinquant’anni di storia e ha annunciato la propria ripartenza.

Non più soltanto nell’etere, ma nel mondo digitale.

Con lo sguardo rivolto al futuro, ma senza dimenticare le proprie radici.

Perché una radio può spegnere un trasmettitore, può lasciare una frequenza, può chiudere uno studio.

Ma quando una comunità continua a ricordarla, la sua voce non smette davvero di esistere.

E ieri, a mezzo secolo esatto da quel 13 agosto 1976, quella voce è tornata a farsi sentire.

Redazione

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