Al suo esordio come scrittrice, Consuelo Minniti ha sentito il bisogno di raccontare l’esperienza in un libro, dal titolo “Tutto andrà come deve andare. Nell’ombra e nella luce…”.
La storia che racconto in queste pagine, non è la cronaca di un’eroina, ma il diario di un’obbedienza… Se oggi, nel 2026, senti che la tua vita è troppo piena di problemi per occuparti degli altri, o se il dolore ti ha tolto la speranza, queste pagine sono per te. Dio affligge, è vero, ma non abbandona mai. e a volte, per ritrovarsi, bisogna avere il coraggio di perdersi negli occhi di chi soffre più di noi. (dall’Introduzione).
Il testo – tra memoria e testimonianza – è stato presentato in anteprima sabato 8, a Serrata (spazio adiacente Palazzo Gagliardi), il luogo dove Consuelo Minniti rievoca quello che ha vissuto, da quando, nel 2016, arriva come parroco don Carmelo Surace, sacerdote che per i suoi carismi, riesce, immediatamente, a spingere l’autrice a far parte della Caritas, per dare risposte a diverse persone che vivono ai margini, nella sofferenza e nel bisogno.
Nell’occasione hanno relazionato don Giancarlo Musicò (parroco di Serrata ed autore della Prefazione del libro); Cecè Alampi (diacono e già direttore della Caritas Diocesana). A mettere in rilievo per primo il valore del libro il sindaco dell’Amministrazione comunale di Serrata, Angelo De Angelis. Ha coordinato gli interventi Maria Teresa D’Agostino (docente) mentre Nuccia Pilè ha curato la lettura di alcuni brani tratti dal libro.
(Il testo è corredato da diverse foto dove appare don Carmelo Surace. I proventi del volume saranno destinati ad opere di carità.)
Nel corso della presentazione i relatori hanno messo in luce il valore del testo e la capacità di raccontare e di raccontarsi della Minniti, che ha dato testimonianza e voce ad alcune persone emarginate e sofferenti. In particolare don Giancarlo Musicò, in un passaggio ha sottolineato il miracolo che ha trasformato il tempo vissuto da parte dell’autrice, come riportato nella Prefazione: “Il tempo di Consuelo dal momento in cui, chiamata da don Carmelo, si è dedicata alla Caritas parrocchiale, non è stato più un ‘Kronos’ che divora la vita, ma un ‘Kairos’ che dilata l’esistenza e la proietta all’eternità”. E ancora ha messo in luce che “il titolo è originale, cioè ritorna all’origine, a Dio” in una sorta di “teologia del quotidiano”. In accordo con questa dimensione umana e spirituale della trasformazione interiore ed esteriore, come accade nella vita di una persona che si dedica “all’amore per la carità” che cura, non solo le proprie ma anche le ferite degli altri, come ha fatto San Francesco d’Assisi, Alampi l’ho ha definito “un diario dell’anima”, oltre a ricordare il lavoro portato avanti nella Caritas dalla Minniti: “In questo lembo di terra che è Serrata, una delle “ultimanze”. Il diacono ha spiegato che le persone che vivono ai margini, in povertà, negli ultimi tempi, sono aumentati in modo esponenziale, non solo tra gli extracomunitari ma anche nei nostri paesi) e sono quei luoghi, quelle persone che ormai sono fuori dalle file”. Consuelo – ha aggiunto Alampi – ha dimostrato “che in questi luoghi esistono persone meravigliose”. Quindi l’autrice, ha ribadito, “ha scritto un testo che nasce dalla strada, che racconta storia di povertà che diventano storie di riscatto” e che traduce “la concretezza del Vangelo”, ricordando anche la testimonianza di San Francesco, “ciò che prima era amaro è diventato dolce”.
Nel suo intervento di chiusura, l’autrice ha ribadito il motivo umano, sociale e spirituale della sua testimonianza:
“Tutto andrà come deve andare” – ha spiegato – è un viaggio interiore che racconta come anche nei momenti più difficili sia possibile ritrovare speranza, forza e serenità. Attraverso riflessioni, esperienze di vita e un profondo cammino di fede, il libro invita il lettore a guardare oltre il dolore e le incertezze, riscoprendo il valore dell’amore, del perdono e della fiducia nella Provvidenza.”
Soffermandosi poi sui contenuti, Consuelo Minniti ha messo in luce il messaggio che attraversa ogni pagina: “semplice ma profondo: ogni esperienza, anche quella più dolorosa, ha un significato e può diventare un’occasione di crescita. Accettare ciò che la vita ci pone davanti con coraggio e speranza significa aprirsi alla possibilità di una rinascita. Per questo Tutto andrà come deve andare è un invito a non perdere mai la fiducia, perché anche nell’ombra può sempre brillare una luce capace di guidare il nostro cammino.”
Alla fine l’autrice ha rivolto “un pensiero speciale” a Don Carmelo Surace: “Anche se oggi non ha potuto essere presente a questa presentazione, sento la sua vicinanza nel cuore. Con la sua guida, i suoi insegnamenti e il suo esempio mi ha aiutata a crescere come persona, insegnandomi il valore della fede, della speranza e del servizio verso gli altri. Per questo gli sarò sempre profondamente grata.”
Ogni esistenza lascia un segno che può diventare un disegno. Ma a patto che sia ispirata da una luce, da una fede, da una ricerca interiore e spirituale.
“C’è un dono superiore rispetto a quello dei geni della scienza e della letteratura, dei poeti e degli scienziati… Il dono supremo dell’umanità è il dono della bellezza spirituale, della nobiltà d’animo, della magnanimità e del coraggio del singolo in nome del bene. È il dono dei cavalieri e fanti timidi e senza nome che con le loro imprese fanno sì che l’uomo non si trasformi in bestia.” (Vasilij Grossman, Il bene sia con voi! Appunti di viaggio (1962-1963)
Chi si appresta a leggere la storia che Consuelo Minniti racconta, pensa che si tratti di una scrittrice con alle spalle una lunga esperienza. Si percepisce che la scrittura è ispirata, capace di entrare con pennellate impressionistiche nella storia personale e in quella di un’Alterità segnata dalla disperazione, per dar voce alle loro vite emarginate, quelli che vengono definite “scarti della società”. Così ha dato luce alla loro ombra: altrimenti sarebbero entrate nell’oblio, come la moltitudine di esistenze che rimane senza voce. Ma c’è un altro racconto da cui traggono linfa le radici delle stesse parole: quella di una donna che ha vissuto una trasformazione. E il cambiamento arriva in modo inatteso, con una chiamata. E la sua vita diventa una sorta di missione nel segno della pietas, della caritas e della compassione. È un raggio che perlustra la parte nascosta e mostra ciò che prima non si riusciva a vedere, come se il corpo dei pensieri fosse diventato simile ad una goccia d’acqua iridescente, attraversata dalla radiosità della luce.
Il titolo “Tutto andrà come deve andare” e il sottotitolo “Nell’ombra e nella Luce”… creano questa suggestiva visione di un disegno che deve essere sperimentato, scoperto. Non è la concezione della Provvidenza in senso cattolico, in cui la storia diventa una manifestazione della potenza divina. L’ombra è quella che si porta dentro l’umanità: si dissipa quando la spiritualità la illumina. Luce e ombra creano un contrasto da cui si staglia il “disegno” che delinea la geografia fisiognomica delle esistenze umane. Lo psicanalista Carl Jung ha spiegato che è necessario attraversare la propria ombra per assurgere alla luce: più l’ombra viene negata dall’io cosciente più diventa nera. E’ l’espereinza che ha vissuto Dante nell’attraversare l’Inferno nell’ascesa verso il Paradiso.
E tutto questo accade in determinati momenti della vita: la sofferenza, un lutto, l’incontro con persone che hanno dei carismi particolari. È quello che è accaduto all’autrice di questo testo: e Consuelo Minniti testimonia come l’incontro con don Carmelo abbia trasformato la sua vita nella piccola località di Serrata.
Lo stile del racconto rivela una vena innata a trasfigurare stati d’animo e situazioni esistenziali: il linguaggio è carico di significati (umani, simbolici e spirituali), e proietta l’esperienza in una dimensione reale e simbolica allo stesso tempo. La tessitura sintattica e ritmica delle parole intreccia diversi piani semantici ed espressivi: la condizione di una donna, di una madre, di una moglie, ma soprattutto, quella di un essere umano che cerca delle risposte di fronte alla sofferenza. La figura di don Carmelo diventa così il tramite: il latore di un messaggio che viaggia tra la terra e il cielo, tra l’uomo e Dio. Ed è questo un filo che Consuelo Minniti dipana e intreccia, con spontanea semplicità, nel telaio della propria esistenza, chiamata a rispondere e a trovare risposte.
La narrazione del libro diventa una meditazione sulla vita. Dalla ricostruzione degli eventi affiorano dei sentimenti che passano al vaglio quasi occulto di un uomo che accompagna il tormentato cammino dell’autrice la cui riflessione si staglia nella luce di un disegno imperscrutabile.
Nel percorso esistenziale di tutti coloro che vanno alla ricerca di risposte, arriva un momento cruciale: determinati fatti richiedono delle domande a cui è necessario rispondere. Per poterlo fare l’essere umano ha a disposizione il pensiero e il linguaggio. E la nostra esperienza viene scandita e segnata non solo dagli eventi “casuali” che accadono ma anche dagli incontri: come in uno specchio che riflette il riflesso di una identità che si definisce man mano che il proprio volto si rispecchia in quello dell’Altro, interrogando sia il dentro che il fuori:
“Da ogni volto umano irraggia una trascendenza di cui non ci si può impossessare, che ci avvolge e ci attraversa. Questa trascendenza non è quella di un’espressione psicologica particolare ma quella implicata, in ogni volto, dalla sua stessa qualità d’essere, dalla sua dimensione metafisica. È la trascendenza della realtà che si interroga e si riflette in esso, e in questa interrogazione stessa la dimensione esclamativa dell’Aperto” (H. Maldiney, Ouvrir le rien, 2000)
In questa ricerca ci sono esperienze che non sono spiegabili con le nostre facoltà interpretative e attraverso il linguaggio razionale: esistono dei limiti oltre i quali si entra nel Verbo del Mistero e quindi dell’inconoscibile. Ma ci tocca interrogarlo. Come? L’indagine scientifica, che usa metodi e strumenti per cercare di capire il comportamento della natura e della materia, formula leggi e principi. Eppure esiste anche una “scienza” che non risponde a questi meccanismi deterministici. Siamo di fronte al topos dell’ineffabile, a ciò che non si può spiegare a parole né descrivere secondo i canoni della scienza ufficiale. È quello che succede a Dante nel Paradiso man mano che ascende verso Dio e le parole risultano inefficaci a trasmettere l’esperienza:
Trasumanar significar per verba/ non si poria; però l’essemplo basti/ a cui esperienza serba (I, 70-73)
Pensiamo ai sentimenti, alle emozioni, alle forme di estasi, di trance e a tutti quei fenomeni che maturano nella nostra coscienza o in stati alterati di coscienza. Non si può non tenerne conto solo perché non spiegabili attraverso i processi sperimentali della Meccanica Classica, perché è evidente che le emozioni e i sentimenti e tutto quanto accade in modo misterioso nelle profondità della psiche (inconscio) hanno un peso nella vita delle persone. Non siamo delle macchine e neanche dei prodotti, come ci vogliono far credere chi ha in mano il potere produttivo, mediatico e politico. In questo caso è necessario usare altri strumenti, cambiare le lenti di osservazione e la messa a fuoco dell’obiettivo. L’infinito, in quanto infinito, non lo possiamo indagare e conoscere con nessun strumento tecnico. In passato non si conoscevano le particelle elementari, ma adesso si sa “scientificamente” che dentro l’atomo ci sono altre particelle subatomiche, che sono invisibili, ma che esistono e si è scoperto che si comportano “pirandellianamente” come se cambiassero identità continuamente dentro il palcoscenico “psichico” della materia, senza una spiegazione scientifica deterministica (non siamo più nel campo delle certezze ma in quello delle probabilità e della casualità). Anche i fotoni della luce non li vediamo ma ci permettono di vedere. C’è un mistero dentro l’infinitamente piccolo (microcosmo) così come nell’infinitamente grande (macrocosmo). L’enigma pervade sia l’inconscio dell’uomo che quello della materia. Gli antichi hanno cercato di dare una identità al mistero creando i miti e le divinità. Oggi gli studi della Fisica quantistica (Meccanica dei Quanti) dimostrano che nel Creato c’è una “cosmica” corrispondenza tra particelle che si incontrano anche quando si ritrovano a distanze siderali: comunicano tra di loro e restano sempre connessi, perché si è generata “una corrispondenza d’amorosi sensi” che si propaga all’infinito. Questo significa che ognuno di noi è intrecciato in questo “campo quantico”, come se fossimo fili di un unico tessuto. L’intreccio viene definito “entanglement”. Gli orizzonti scientifici si allargano verso tutto quel mondo olistico che ha sempre affascinato i grandi maestri della meditazione e del misticismo, e che adesso trova un nuovo campo di indagine grazie alle ricerche della Fisica dei Quanti che mette insieme la materia con lo spirito. Un esempio di questi risultati è la ricerca del fisico Federigo Faggin, come emerge dal ultimo libro “Oltre l’invisibile”. Dove scienza e spiritualità si uniscono” (2024); ma anche le riflessioni condotte da alcuni premi Nobel per la Fisica (tra cui Wolfang Pauli, Leon M. Ledermann) vanno in questa direzione, così quella del psicanalista e filosofo Carl Gustav Jung.[1]
Nel segno di un disegno: la fenomenologia dei carismi di don Carmelo Surace e l’esperienza di trasformazione interiore e spirituale testimoniata dall’autrice
Il “memoriale” di Consuelo Minniti è contrassegnato dai carismi di un uomo che ha scelto il messaggio evangelico come esperienza spirituale. Questo significa che, per essere illuminati e illuminanti, deve affermarsi la consapevolezza che gli esseri umani sono instrumentum dei: tramiti, particelle in un campo invisibile agli occhi ma non allo Spirito. E come fondamento dell’Umanità ci deve essere l’Umiltà e la pietas. Si pensi alla vita di San Francesco d’Assisi a 800 anni dalla sua morte (3 ottobre 1226). Un uomo che attraverso la sua fede e la sua opera ha lasciato una traccia profonda, di umanità e di spiritualità nello stesso tempo, rivoluzionando la visione della religiosità medievale, abbracciando la povertà e la nuda terra, per innalzare all’Onnipotente la sua lode, il suo Cantico, che ha in sé un potentissimo messaggio di bellezza umana, naturale, esistenziale e spirituale, oltre che d’amore cristiano per il prossimo. San Francesco d’Assisi ha sacralizzato la vita, le creature e la natura con la sua umiltà, con la sua potenza spirituale, diventando humus per la nostra storia contemporanea per farci riflettere sull’arroganza, sulla superbia, sulla violenza, sul delirio di onnipotenza, sul disprezzo, sulla brutalità che in questi tempi stanno devastando il destino dell’intera umanità, perché l’uomo ha perso la misura di sé stesso. Lo sviluppo tecnico-scientifico ha svenduto sia l’anima che la coscienza di scienziati che mettono nelle mani di esseri disumanizzati strumenti tecnici che possono distruggere il mondo in pochi secondi, ma fanno molta fatica ad impegnarsi “scientificamente” per risolvere le ingiustizie e i crimini contro l’umanità. Una contraddizione inquietante. Questo sistema sociale che si basa sul bruto materialismo, sulla brama di potere e sull’egoismo, ha generato il nichilismo e sta portando al massacro e alla distruzione della bellezza che è dentro ogni bambino che nasce su questa terra e in tutte le creature: un dono gratuito in cui è possibile cogliere la “scienza suprema” che sia stata mai concepita, come quella di un fiore o dei maestosi ulivi che Cosuelo Minniti fa apparire come numi tutelari, simbolo di spiritualità, la vera anima della Calabria. Senza questi sentimenti e valori a che cosa servono le cosiddette conoscenze scientifiche, se non aiutano l’umanità a far partorire dentro di sé la bellezza umana e l’amore per sé stessi e per gli altri? Solo per garantire il dominio di pochi e distruggere il futuro delle nuove generazioni? Sono queste le riflessioni che possiamo trarre dal contenuto del libro come messaggi impliciti.
In una piccola comunità ancora resistono i sentimenti umani, ancora resiste l’Humanitas, la Pietas, la Caritas. E quindi la vera Storia dell’Umanità deve ricominciare da questi nostri piccoli paesi, dove ancora si accendono le anime grazie all’umiltà, alla semplicità e alla bellezza che ancora affiora. Il vero miracolo è scoprire questi doni, generare luce dentro di sé per poter vedere la luce che c’è negli altri. Se non si illumina l’Anima i nostri occhi non vedono e non sentono. La Spiritualità è la luce che dissipa le ombre che si annidano nell’anima.
Ed è quello che racconta Consuelo Minniti: il suo sguardo si è illuminato grazie all’arrivo di don Carmelo che ha dato luce alle ombre che funestavano i pensieri più reconditi e che generavano paure. Tutto andrà come deve andare non è una predestinazione o una sorta di “disegno” della Provvidenza: si tratta di comprendere umanamente e logicamente che la nostra storia “è figlia del caso” (secondo anche le teorie evoluzionistiche di C. Darwin) e che da un momento all’altro ogni nostra ambizione e vanità terrene spariranno in un batter d’occhio. Non possiamo governare o dominare quella che gli antichi chiamavano Fato o Fortuna. Ma l’ulteriore riflessione porta alla seguente domanda: siamo sicuri che il caso sia un caso? Oppure il caso è il mattone che costruisce la nostra vera casa? Le scelte hanno sempre un effetto che non possiamo prevedere nella lunga catena degli eventi. E ogni scelta lascia un segno che può diventare un disegno. A patto che siano ispirate da una luce, da una fede, da una ricerca interiore e spirituale. Come si evince dalle parole finali del libro in cui l’autrice coglie in profondità il messaggio e il paesaggio umano, esistenziale e spirituale che ha generato la sua trasformazione, sigillando il significato della sua testimonianza:
“Oggi, in questo 2026, dove l’uomo sembra aver smarrito la propria umanità, e dove l’egoismo è diventato lo scudo dietro cui ci nascondiamo, questa mia testimonianza vuole essere un monito: non guardare soltanto le proprie ferite, ma anche quelle di chi ci sta accanto. È solo nell’attimo in cui decidiamo di prendere nelle mani la miseria del prossimo che scopriamo la nostra vera missione. Dio non mi ha tolto i pesi, mi ha insegnato a portarli insieme a quelli degli altri, mostrandomi cuori in ogni angolo della terra per dirmi che l’amore è l’unica medicina che guarisce chi la riceve e, soprattutto, chi la dona”.
[1] Di Pauli si ricorda il libro scritto insieme allo psicanalista Carl Gustava Jung (il teorizzatore delle ‘coincidenze significative’ e delle ‘sincronie’) il carteggio “L’incontro tra Psiche e Materia; Ledermann insieme a Christofer T. Till, hanno scritto Fisica quantistica per poeti, 2024; si cita ancora Heinrich Pas, “L’Uno. L’idea antica che contiene il futuro della fisica, 2023.
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