Cultura

Il modismo dell’inclusività che esclude

EDITORIALE FEBBRAIO 2025

 

 

di Giuseppe Arnò *

 

Un tempo nobile vessillo di giustizia sociale, oggi spauracchio da barzelletta: la cultura woke sembra aver percorso l’intera parabola dell’ascesa e della caduta a velocità supersonica. Nata per rendere il mondo più equo, ha finito per trasformarsi in una sorta di tribunale inquisitorio, dove il minimo scostamento dall’ortodossia del momento equivale a una condanna senza appello. Negli Stati Uniti il termine è ormai un insulto da talk show, un sinonimo di fanatismo iper-moralista con una spolverata di censura creativa. In Italia, invece, il fenomeno sembra ancora godere di una certa considerazione – o almeno di generosi finanziamenti pubblici. Ma facciamo un passo indietro.

Da virtù a vizio: cronache di un fenomeno che si è preso troppo sul serio

C’era una volta il “wokeness”, la sacra consapevolezza delle ingiustizie sociali. Poi è arrivata la politica, Donald Trump l’ha bollata come l’ideologia dei “losers”, e la parabola discendente ha avuto inizio. Il termine è passato dall’essere un simbolo di coscienza civile a un manifesto dell’intolleranza con pretese pedagogiche.

Negli USA, gli stessi giganti della Silicon Valley che fino a ieri dispensavano sermoni sull’inclusività hanno cominciato a prendere prudentemente le distanze. La nuova moda è sembrare neutrali, perché il vento sta cambiando e, si sa, il capitalismo si adatta più in fretta delle ideologie.

Curiosamente, il ritorno a un’etica meno woke non è stato privo di ironie. Donald Trump, durante il suo secondo mandato, ha evocato il passato eroico dell’America con tanto di promesse di espansionismo e industrializzazione. “Renderemo l’America grande di nuovo, trivellando di nuovo!”, ha esclamato, con Elon Musk al suo fianco che applaudiva sognando bandierine a stelle e strisce su Marte.

Nel suo discorso “in bianco e nero” – maschi maschi, femmine femmine, niente sfumature – Trump ha sintetizzato perfettamente il rifiuto delle complessità che la cultura woke ha cercato di affrontare, anche se talvolta con maldestra presunzione. E così, come in una tragicommedia, mentre una parte del mondo tenta di cancellare il passato con colpi di bianchetto ideologico, l’altra rispolvera nostalgicamente i decenni d’oro in cui tutto era più semplice – o almeno, così sembra nei racconti elettorali.

Inclusività selettiva: il paradosso del wokismo

In teoria, la cultura woke mirava a includere tutti. In pratica, ha sviluppato un raffinato talento per l’esclusione. La caccia ai peccatori del passato ha portato a riscritture di classici, a riabilitazioni postume e a vere e proprie purghe culturali, con l’unico risultato di rendere il dibattito ancora più sterile e manicheo.

Roma Caput Mundi (del finanziamento woke)

Mentre oltre oceano il fenomeno sembra avviarsi a una pensione anticipata, in Italia il wokismo trova nuova linfa, e soprattutto nuovi fondi. A Roma, ad esempio, il sindaco Gualtieri ha stanziato 240mila euro per progetti sull’affettività nelle scuole. Nulla di male, certo. Peccato che le stesse scuole abbiano infiltrazioni d’acqua, muri che si sbriciolano e strutture che farebbero invidia alla scenografia di un film post-apocalittico. Ma l’importante è che i bambini sviluppino la giusta sensibilità, anche se devono farlo sotto un tetto che potrebbe crollare da un momento all’altro.

Il fascino discreto della polarizzazione

Il vero problema non è tanto la cultura woke, ma l’incapacità collettiva di affrontare qualunque tema senza trasformarlo in una guerra di religione. Da una parte i paladini dell’inclusività totalitaria, dall’altra i nostalgici del “si stava meglio quando si stava peggio”. In mezzo? Il nulla. Perché il compromesso e il buon senso, oggi, non fanno notizia.

E così, tra censure, anatemi e financo finanziamenti strategici, il mondo continua a girare. Forse nel verso giusto, forse no. Ma, come direbbe qualcuno, tutto scorre.

*direttore de La Gazzetta italo brasiliana

Goffredo Palmerini

Recent Posts

Nicaragua, Ortega annuncia la fine delle elezioni

Il presidente del Nicaragua Daniel Ortega annuncia una svolta senza precedenti per il futuro politico…

1 ora ago

Maria Luana Cavallo (Lega): con il ministro Salvini mai tante infrastrutture e investimenti in Calabria

Dalla SS106, Alta Velocità fino al collegamento ferroviario della ionica. CROTONE – «La Calabria sta vivendo…

4 ore ago

La Prima Pagina media partner del Premio Internazionale Francavilla – II Edizione: il 30 luglio lo speciale mondiale di Fast News Platform

Il Gruppo Quotidiano La Prima Pagina sosterrà come media partner la seconda edizione del Premio…

4 ore ago

Due eroi della Guardia Costiera di Vibo Marina insigniti di economio solenne

di Segreteria Nazionale Unione Sindacale Marina (USIM) * La Segreteria Nazionale dell'Unione Sindacale Marina (USIM)…

5 ore ago

L’Università di Perugia affida la Direzione Generale ad Andrea Catizone: esperienza istituzionale e visione per il futuro dell’Ateneo

Gli organi di governo dell'Università degli Studi di Perugia hanno nominato l'avvocata Andrea Catizone nuova…

5 ore ago