Quando si ha a che fare con un edificio vincolato, l’iter per approvare e realizzare l’installazione di un ascensore diventa sensibilmente più complicato. Si parla dopotutto di palazzi o complessi architettonici dall’importante valore storico-artistico, che per questo sono da preservare con particolare attenzione. L’aggiunta di un ascensore dovrà quindi rispettare i vincoli imposti e non alterare l’integrità strutturale ed estetica dell’edificio. Ne abbiamo parlato con gli esperti di Unique.
Installare un ascensore in un edificio vincolato è spesso necessario, dal momento che all’interno degli immobili possono risiedere persone con disabilità o problemi motori. Sono quindi lavori che vanno ad abbattere le barriere architettoniche, peraltro auspicabili a prescindere dalla tipologia di edificio. Il rispetto dei vincoli a cui è sottoposto l’edificio può tuttavia costituire una sfida per progettisti e tecnici e richiedere un supporto extra da parte di architetti e ingegneri strutturisti. Quanto appena detto si traduce nella necessità di trovare soluzioni che non vadano a costituire ingombro eccessivo e che non compromettano il decoro dell’edificio vincolato.
Allo stesso tempo è importante che gli organi giudiziari preposti alla valutazione delle proposte, considerino lo stato attuale del palazzo in questione. Se ad esempio lo stabile, nonostante la classificazione come edificio vincolato, versasse in condizioni non ottimali, sarebbe controproducente mettere in secondo piano le reali esigenze abitative dei condomini in nome di un principio di conservazione che non apporta un effettivo beneficio.
Si tratta in sostanza di ricercare un equilibrio tra le necessità dei condomini e la tutela del palazzo. Data la struttura architettonica di molti edifici vincolati, una buona soluzione potrebbe essere l’installazione in cortile. In questo modo l’ascensore non sarebbe direttamente visibile, preservando di fatto le parti che costituiscono reale pregio artistico.
Tale approccio trova anche giustificazione in una sentenza della Corte Costituzionale, che nel 2013 ha ricordato come i diritti fondamentali della Costituzione hanno pari valore e non devono prevalere l’uno sull’altro, né entrare in conflitto tra loro per via di norme contraddittorie. Accessibilità e preservazione del patrimonio artistico devono dunque coesistere, senza ostracismi a priori.
Per meglio comprendere l’iter realizzativo di un ascensore in un palazzo vincolato si può partire da quanto accaduto nel Lazio nel 2023. Un condominio aveva approvato, dopo regolare assemblea, la costruzione di nuovo ascensore nella chiostrina dell’edificio sottoposto a vincolo. La proposta era stata ben accolta alla luce della presenza di una coppia affetta da disabilità motorie gravi.
Dopo aver raggiunto il consenso tra condomini, la proposta è passata alla Sopraintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, l’ente responsabile dell’approvazione dei lavori. A 6 mesi dalla richiesta, la sopraintendenza si è espressa negativamente, in quanto l’opera avrebbe pregiudicato l’illuminazione naturale e alcune murature storiche. I condomini hanno presentato tuttavia un ricorso, dal momento che l’eventuale rifiuto della proposta era da esprimere entro 120 giorni, limite temporale oltre il quale vige il principio del “Silenzio-assenso”.
Il TAR del Lazio ha accolto positivamente il ricorso con la sentenza 12445/2023, chiarendo alcuni aspetti riguardo la realizzazione di un ascensore in un edificio vincolato. Il primo è appunto la conferma della validità del principio secondo il quale una pronuncia fuori tempo massimo della sopraintendenza corrisponde ad un assenso. Il secondo è che i lavori di abbattimento delle barriere architettoniche meritano massimo rilievo, per garantire il diritto alla salute dei cittadini più fragili. Tale assunto è garantito da un meccanismo acceleratorio regolarmente previsto dalla disciplina speciale.
In definitiva, il TAR sottolinea come il garantire pari possibilità a tutti gli abitanti di un edificio non possa essere sacrificato nel nome del vincolo. Ovviamente è altrettanto importante che, una volta guadagnata l’autorizzazione della sopraintendenza, il progetto rispetti effettivamente determinati canoni architettonici e funzionali, così da non arrecare danno al palazzo.
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