Toscana

Province, Upi Toscana: con i quasi 5 milioni di tagli di Roma a rischio fondi per edilizia scolastica, rifiuti e tutela delle risorse idriche

“Coi tagli richiesti dal governo, in Toscana sono a rischio fondi per servizi essenziali come edilizia scolastica, rifiuti e tutela delle risorse idriche. Dopo averci dato il Pnrr e soprattutto le sue scadenze serrate e gli anticipi di cassa che stiamo cercando di erogare per dare ossigeno alle imprese che hanno lavorato, da Roma ora dovrebbero spiegarci come tenere in piedi i bilanci con questi ulteriori milioni di tagli”.

A dirlo è il presidente della Provincia di Massa-Carrara Gianni Lorenzetti, che ha preso il posto di Nardella nel consiglio autonomie, commentando i dati della spending review per gli anni 2024-2028.

“Già oggi dalla Toscana volano via verso lo Stato circa centodieci milioni di euro per i tagli pregressi che non sono ancora stati eliminati e questo Governo, solo a parole amico dei territori – prosegue Lorenzetti – non trova di meglio da fare che aggiungere altri 100 milioni di spending review che si traducono nelle nostre nove province in 4,8 milioni di euro da trovare nei risicati bilanci. E lo stesso problema, gigantesco, è presente anche nei nostri comuni”.

“Il meccanismo di riparto di questi tagli era stato stoppato prima delle elezioni per l’evidente criticità di penalizzare chi più era impegnato sul Pnrr – commenta Ruben Cheli, direttore di Upi Toscana, in contatto con le ragionerie degli enti provinciali -. Inoltre, varianti e spostamenti di studenti e personale scolastico per i lavori in corso nei 97 interventi sulle scuole superiori in Toscana comporta spese aggiuntive che superano i 25 milioni di euro. Questo stop ha migliorato la situazione di partenza, ma non ha risolto i problemi. Ora ci saranno le salvaguardie di bilancio e non sappiamo ancora se tutti i conti chiuderanno con un equilibrio”.

“Sarebbe giunto il momento di fare tabula rasa con questo complicato meccanismo dei tagli e dei contributi ed eventualmente trattenere risorse sulla base di fabbisogni standard e capacità fiscali – conclude Cheli – ma evidentemente non c’è quella volontà che farebbe emergere quanto il comparto toscano resti penalizzato da anni a livello nazionale”.

Redazione

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