Lazio

Luigi Del Vecchio torna a Ombre Festival: la voce dell’investigatore diventa letteratura, cinema e impegno sociale

C’è un filo invisibile che unisce una città bianca affacciata sul Mediterraneo, le atmosfere di un thriller, il rigore dell’investigatore e il potere delle immagini cinematografiche. Quel filo porta il nome di Luigi Del Vecchio, Generale della Guardia di Finanza in congedo e scrittore, pronto a tornare protagonista di Ombre Festival di Viterbo, una delle rassegne culturali più prestigiose del panorama nazionale.

Dopo il successo della partecipazione del 2024, Del Vecchio sarà nuovamente ospite della manifestazione il 21 luglio alle ore 21.15, nella suggestiva cornice di Piazza della Repubblica, per presentare il suo ultimo romanzo “Ostuni. Non mi cercare più…”, pubblicato da Viola Editrice.

L’incontro, dal titolo “Il thriller tra indagine e cinema. Quando la realtà incontra la forza delle immagini”, sarà un viaggio dentro il rapporto tra scrittura, investigazione e linguaggio cinematografico. Accanto all’autore ci sarà il regista e sceneggiatore Adriano Giotti, mentre a dialogare con gli ospiti saranno Marina Bernini e Paolo Casini.

Generale Del Vecchio, tornare a Ombre Festival significa qualcosa di speciale?

“Certamente. Ogni ritorno in un luogo dove il pubblico ha accolto il proprio lavoro rappresenta un’emozione particolare. Ombre Festival è una manifestazione capace di mettere insieme culture diverse: letteratura, magistratura, giornalismo, teatro e spettacolo. Tornare significa ritrovare una comunità culturale attenta, curiosa e desiderosa di ascoltare storie”.

La nuova partecipazione conferma un rapporto nato nel 2024, quando Del Vecchio aveva presentato il suo romanzo d’esordio “Ostuni. Un’insospettabile presenza”. Un percorso che oggi continua con il secondo capitolo della trilogia ambientata nella suggestiva Città Bianca.

Il suo thriller nasce dall’esperienza maturata nel mondo delle indagini. Quanto c’è di reale nei suoi racconti?

“L’esperienza professionale mi ha insegnato che dietro ogni vicenda ci sono persone, emozioni, paure, contraddizioni. La realtà spesso supera la fantasia. Nei miei libri non racconto soltanto il mistero di un’indagine, ma cerco di raccontare l’animo umano: le sue debolezze, i suoi segreti, le sue scelte difficili”.

Ed è proprio questo equilibrio tra investigazione e psicologia a caratterizzare “Ostuni. Non mi cercare più…”, un romanzo nel quale nulla è come appare e ogni dettaglio può diventare decisivo.

Il titolo dell’incontro parla di cinema. Il suo libro potrebbe diventare un film?

“Ogni storia porta con sé delle immagini. Quando scrivo penso anche alle atmosfere, ai luoghi, ai volti dei personaggi. Ostuni non è soltanto uno sfondo, è un protagonista della narrazione. La luce della città, le sue strade, i suoi silenzi contribuiscono a creare la tensione narrativa”.

Il dialogo con Adriano Giotti sarà proprio l’occasione per esplorare quel confine sottile dove la pagina scritta incontra lo schermo.

La sua estate è ricca di appuntamenti. Qual è il valore di questo viaggio attraverso l’Italia?

“Ogni presentazione è un incontro umano prima ancora che editoriale. Il libro vive quando entra in relazione con i lettori. In questi mesi ho avuto la possibilità di conoscere persone, territori e realtà culturali straordinarie”.

Il tour nazionale proseguirà nelle prossime settimane con nuove tappe, tra cui quella prevista a Baselice, in provincia di Benevento, confermando l’interesse crescente verso la narrativa di Del Vecchio.

Ma l’impegno dello scrittore non si ferma alla letteratura. Parallelamente porta avanti una intensa attività teatrale con gli spettacoli “Femmina Infame. Il delitto di Emanuela Sansone” e “La casa di bambola”, dimostrando una continua ricerca di nuovi linguaggi espressivi.

Un capitolo particolarmente significativo riguarda inoltre l’accessibilità della cultura. Del Vecchio ha recentemente concluso, presso il Centro Regionale Audiolibro Puglia, la registrazione dell’audiolibro di “Ostuni. Non mi cercare più…”, prestando personalmente la propria voce. L’opera sarà disponibile gratuitamente per oltre 3.000 utenti ciechi e ipovedenti della Regione Puglia.

La cultura può davvero essere uno strumento di inclusione?

“Deve esserlo. Un libro non può essere un oggetto riservato a pochi. La cultura è un diritto e deve trovare tutte le strade possibili per raggiungere le persone. Dare una voce a una storia significa anche abbattere una barriera”.

Luigi Del Vecchio, Generale di Brigata della Guardia di Finanza in congedo, laureato in Giurisprudenza e in Scienze della Sicurezza Economico-Finanziaria, Accademico Ordinario dell’Accademia Tiberina di Roma e Vice Presidente Provinciale dell’U.N.U.C.I., continua così il suo percorso tra legalità, narrativa e impegno civile.

A Viterbo porterà una storia di misteri e indagini, ma soprattutto un messaggio preciso: le storie hanno ancora il potere di unire le persone, quando riescono a parlare delle loro emozioni più profonde.

Redazione

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