Friuli Venezia Giulia

Trieste. Bini: azioni per internazionalizzare le pmi

Centomila euro vengono messi a disposizione dalla Giunta regionale nel 2021 per l’internazionalizzazione delle imprese regionali sui mercati esteri in attuazione all’articolo 58 della legge SviluppoImpresa. Lo stabilisce una delibera approvata dall’Esecutivo regionale su proposta dell’assessore alle Attività produttive Sergio Emidio Bini che delinea le iniziative da adottare e i soggetti attuatori.

Si punta sui comparti manifatturieri più fortemente vocati all’internazionalizzazione e colpiti duramente dalla pandemia, ovvero i cluster Comet (metalmeccanica) e Legno Arredo Casa, per favorirne la ripartenza. Le azioni previste consistono nella trasmissione delle competenze e delle conoscenze specifiche alle filiere e alle imprese, attraverso le Relazione internazionali e a Finest con lo Sportello Sprint, e nel supporto al tessuto imprenditoriale per la partecipazione a nuove manifestazioni fieristiche digitali e per l’approccio all’export digitale mediante l’utilizzo di piattaforme dedicate all’e-commerce.

“La risposta alle esigenze di internazionalizzazione delle nostre imprese, specie delle piccole – ha rilevato Bini -, viene così da un approccio integrato rispetto alle difficoltà per le pmi di affrontare i mercati esteri. Utilizziamo le politiche di promozione dell’Amministrazione regionale e gli strumenti istituzionali a disposizione, creando un sistema sinergico in grado di essere all’altezza della sfida globale resa ancor più complessa dall’ emergenza pandemica. Credo sia importante sottolineare – ha aggiunto l’assessore – che a pochi mesi dall’approvazione di SviluppoImpresa con questa delibera si dà un segnale concreto alle imprese impegnate nella ripartenza”. Il provvedimento tiene conto di alcuni dati statistici: in Friuli Venezia Giulia le società di capitali rappresentano circa il 24% della totalità delle forme societarie e queste producono all’incirca il 43% del valore aggiunto regionale; il 71% del tessuto produttivo è dato da micro-imprese, a fronte di un 20% di piccole, di un 6% di medie e di un 1% di grandi.

Redazione

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