Sicilia

La Sicilia ospita tanti giacimenti culturali della tradizione ebraica

La Sicilia è una terra accogliente, crocevia di civiltà e culture. Dopo Israele, l’Isola è il luogo dove sono più ricchi i giacimenti culturali della tradizione ebraica. La comunità ebraica di Siracusa, la più antica e la più numerosa di Sicilia, si vide liberata dall’obbligo di vivere nel loro ghetto di Acradina e favorita nel loro insediamento in Ortigia dove abiteranno il quartiere della Giudecca, nel quale si trovavano già le loro operose putie.

È di difficile datazione l’arrivo di gruppi di ebrei a Siracusa. Ci sono poche testimonianze dirette. Mancano documenti cartacei ed epigrafici e si ha un’ulteriore difficoltà perché, dopo la cacciata con l’Editto di Espulsione del 1492, vennero cancellate le tracce della loro più che millenaria permanenza. Il ritrovamento di un documento notarile del 1496 ha confermato che la Sinagoga medievale di Ortigia era l’attuale chiesa di San Giovanni Battista.

Dietro questa chiesa è stato ritrovato in via Alagona, sotto il palazzo Bianca, un ipogeo che ha le caratteristiche di un bagno di purificazione rituale ebraico, il miqwè, ed è quindi il proseguimento posteriore dell’area della Sinagoga. Si trova nel cuore del quartiere della Giudecca dell’isola di Ortigia. Il bagno ebraico è il più suggestivo esempio di miqwè d’Europa, di epoca bizantina, ed è stato ritrovato casualmente 30 anni fa nei sotterranei di un edificio patrizio che oggi ospita un hotel.

Fu nel corso dei restauri che venne scoperta una galleria che conduce a questo luogo sotterraneo. Una parte di edificio da ripulire, un pozzetto luce con 58 scalini da scendere, 156 camion di materiale asportato per far tornare in vita un luogo unico. Questo miqwè è il più antico di tutte le Sinagoghe europee poiché risalirebbe al VI secolo d.C. Inoltre, è fra gli unici bagni rituali in Europa che conservi a tutt’oggi la sua integrità.

Attraverso un vicolo si accede ad un cortiletto che immette all’ingresso e, tramite una scala, conduce direttamente al cunicolo scavato nella roccia che scende in una stanzetta rettangolare posta 18 metri sotto il suolo. Al centro di questa sala si aprono tre vasche rituali disposte a quadrifoglio, profonde 140 cm e alimentate da acqua pura sorgiva in cui sgorga ancora dell’acqua proveniente dalla ricca falda acquifera siracusana, la stessa che da anche vita alla Fonte Aretusa.

Nella sala si aprono anche tre minuscoli corridoi, due dei quali conducono a due vasche rettangolari ed è presente un sedile scavato nel muro che probabilmente fungeva da spogliatoio. Gli esponenti della comunità ebraica siracusana si immergevano in queste vasche per “cancellare i loro peccati”, difatti i miqwè di tutte le Sinagoghe del mondo servono proprio a espiare i peccati e purificarsi mediante l’immersione con un rito molto simile alla confessione cristiana dei peccati. Il miqwè era usato sia da uomini sia da donne per riacquistare purità rituale dopo vari eventi, secondo le regole esposte dalla Torah.

Il bagno ebraico, centro della vita spirituale giudaica, testimonia l’esistenza di una comunità ebraica siracusana tra le più antiche di tutto il Mediterraneo. Quello di via Alagona sembra non essere l’unico bagno ebraico presente sull’isola di Ortigia, infatti recenti studi confermano che la struttura ipogea sotto la chiesa di San Filippo Apostolo, in via della Giudecca, è anch’esso un vero e proprio miqwè.

Redazione

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