Che i grillini fossero sul viale del tramonto non è affatto una novità. I disastri combinati in questi mesi, le gaffe, le spaccature interne. Le elezioni e i sondaggi hanno certificato che di quel Movimento votato da un terzo degli italiani rimane ben poco. Dopo essere passati dal no alle alleanze all’avere fatto due governi di segno opposto, gli stellati ingoiano un altro rospo: si al burocrate Draghi pur di non perdere la poltrona. Del resto oggi andare al voto equivarrebbe ad un’estinzione politica certa. In pochissimi tra i cinquestelle hanno chance di tornare in Parlamento.
Ma la vittoria del sì dei governisti non fa altro che allungare l’agonia della creatura di Beppe Grillo acuendone le sofferenze. Il no a Draghi supera il 40%. Questo risultato alimenta la spaccatura. La scissione non potrà avvenire nei prossimi mesi, ma ci sarà, inesorabile. In mezzo anche un Conte non più premier, indeciso tra imbarcarsi sulla barca grillina che affonda o allargare la falla fondando un suo partitino, operazione più difficile ora che non può più governare a colpi di decreti e con Roccobello silenziato.
Il dissenso interno ha superato quota 40%. Ciò preoccupa i poltronisti ma non solo. Nonostante i sì di Grillo, Conte, Di Maio e Crimi il Movimento si è diviso. In questa condizione è ancora più importante il ruolo della Lega e di Forza Italia. Così fonti della Lega. I grillini erano inaffidabili prima, figurarsi ora che sono allo sbando, vittime di guerre di corrente. Draghi non potrà certamente fare affidamento sugli stellati. I numeri ci sono anche senza i grillini. Quindi Draghi può concentrarsi sull’azione di Governo e lasciare i grillini al loro destino. Per l’Italia hanno già dato!
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