Calabria

Le scuole riaprono a Vibo Valentia: così ha stabilito il Tar

Anche a Vibo Valentia si torna in classe sulla scia di quanto già avvenuto a Rende e da domani a Crotone. Si torna a scuole in presenza. Lo ha stabilito la prima sezione del Tar per la Calabria accogliendo il ricorso presentato avverso l’ordinanza n. 1818 del 7.12.2020 del sindaco Maria Limardo che prolungava la chiusura delle scuole e il ricorso alla didattica a distanza fino al prossimo 22 dicembre.

I giudici amministrativi hanno emesso una sospensiva dell’atto impugnato, in attesa della trattazione collegiale prevista per il prossimo 13 gennaio. Il provvedimento riapre le aule agli studenti che già da mercoledì 16 dicembre.

Tra le principali motivazioni addotte dal Tar della Calabria vi è quella che “l’indiscriminata chiusura di tutte le scuole sul territorio del Comune di Vibo Valentia, rappresenti, anche alla luce del fatto che i dati epidemici di questo territorio sembrano sostanzialmente in linea con l’andamento regionale, una misura oltre che non contemplata dagli atti di governo adottati per fronteggiare l’emergenza, anche non proporzionata e viziata da un’istruttoria insufficiente e non in linea con i principi giuridici richiamati”.

I giudici del Tar di Catanzaro hanno ritenuto che “il periculum in termini di grave pregiudizio inerente il diritto allo studio sussista avuto riguardo: al fatto che, come osservato dai ricorrenti, la didattica in presenza è da settimane preclusa in dipendenza di pregresse ordinanze sindacali operative fin dal 10 novembre ed ininterrottamente reiterate fino a quella odiernamente impugnata, avente scadenza 22 dicembre e che pertanto il numero di giorni che ancora manca prima della sospensione per le festività natalizie e di fine anno non appare trascurabile; in ogni caso deve ribadirsi il dato inerente la sostanziale esclusione dal sopra richiamato diritto alla istruzione di quanti, fra gli studenti teoricamente avviati alla Dad, subiscono il cosiddetto divario digitale, connesso a problematiche certo estranee a quelle sanitarie in atto, ma di cui appare doveroso tenere conto per evitare che siffatta modalità di istruzione a distanza allarghi il divario fra alunni di diversa condizione sociale”.

Redazione

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