In un agguato è stato ucciso Fabrizio Piscitelli detto Diabolik. L’uomo vantava una lunga militanza nella curva Nord del tifo laziale come capo degli Irriducibili. Il cinquantenne aveva anche tentato di scalare il club, con una campagna di intimidazione nei confronti del presidente Claudio Lotito. E’ stata un’esecuzione. Gli hanno sparato alla nuca mentre stava facendo jogging in via Lemonia 273, nel Parco degli Acquedotti, dove abitava, a Roma, poco distante da dove le ruspe del comune si abbatterono sulle villette abusive dei Casamonica. Diabolik è morto sul colpo, freddato da un colpo di pistola alla nuca. L’agguato è avvenuto alle 18.50. A dare l’allarme è stato un passante. Oltre alle squadre mobili sul posto è arrivata anche la scientifica. Ad indagare sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli, 53 anni, saranno anche i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia. In procura, a Roma, è stato aperto un fascicolo di indagine, al momento a carico di ignoti, coordinato dal pm di turno esterno e da quello della Dda. Nei rapporti della polizia, veniva descritto come un soggetto “pericoloso, prepotente, indiffente ai numerosi provvedimenti di polizia adottati nei suoi confronti”. A gennaio 2015 Piscitelli era stato condannato, insieme ad altri 3 capi ultrà, a 3 anni e 6 mesi nell’ambito processo di primo grado per il tentativo di scalata alla Lazio che nel 2006 aveva coinvolto anche l’ex bomber icona del primo scudetto biancoceleste, Giorgio Chinaglia. Secondo la ricostruzione dei pm Rocco Fava, Vittoria Bonfanti ed Elisabetta Ceniccola, gli imputati avrebbero compiuto una “campagna” intimidatoria e di pressioni sul presidente del club Claudio Lotito finalizzata a fargli cedere il club ad un gruppo farmaceutico ungherese che sarebbe stato interessato all’acquisto e di cui Chinaglia sarebbe stato il portavoce. Nel 2016 invece Piscitelli aveva subito il sequestro di oltre 2 milioni di euro, compresa anche una villa a Grottaferrata (provvedimento poi annullato dalla Cassazione) dopo le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia che lo vedevano coinvolto in un traffico internazionale di sostanze stupefacenti provenienti dalla Spagna. Secondo gli inquirenti che indagavano all’epoca sulla vicenda, Piscitelli era ritenuto un soggetto “pericoloso” da oltre 25 anni, “vissuto costantemente all’insegna della prepotenza e della sopraffazione sul prossimo, indifferente ai numerosi provvedimenti di polizia adottati nei suoi confronti” e si sarebbe “dedicato al crimine organizzato finanziando numerose importazioni di sostanze stupefacenti”.
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