Milano. Inaccettabili insulti alla Consigliera Sumaya Abdel Qader

“Sono solidale con la consigliera Sumaya Abdel Qader insultata da una donna all’ingresso di Palazzo Marino. Un episodio intollerabile”. Così il Presidente del Consiglio comunale di Milano. Lamberto Bertolé sottolinea che “non esistono differenze politiche, ideologiche o culturali che giustifichino la violenza, verbale tantomeno fisica. In questo, la politica ha una grande responsabilità”. Per il presidente la politica deve “mantenere il dibattito e il confronto tra le parti sempre a livelli di scambio civile, dialettico, anche acceso e appassionato”. I politici devono fare “prevalere la ragionevolezza, nel rispetto degli altri, della libertà di espressione e dei diritti di tutti”.

La consigliera comunale del Pd, Sumaya Abdel Qader, ha denunciato con un post Facebook di essere stata aggredita verbalmente all’interno di Palazzo Marino. “Dovrei essere abituata e non essere toccata. Una signora mi ha aggredita verbalmente gridandomi Maiale! Maiali! Andate via! più e più volte. Il tutto dopo avermi fatto 200 domande in venti secondi: perché non fai nulla per le donne in prigione che non vogliono portare il velo?! Perché non te lo togli?! Perché non fai questo, perché non fai quello?. E quando ho cercato di raccontarle che sono tra le promotrici di un progetto volto al contrasto alla violenza contro le donne e la loro discriminazione…niente ha iniziato ad insultarmi lo stesso. Così, gratuitamente”.

“Mi ha ferito e non me lo aspettavo, è successo a Palazzo Marino, la casa dei milanesi, dove ogni giorno mi impegno per tutti i cittadini, anche per lei. La signora usciva da un convegno o conferenza stampa, non ho badato. Per fortuna è apparso Paolo Limonta, la cui presenza ha fatto allontanare la signora e mi ha accolta in un abbraccio consolatorio. Confesso che ho ceduto a qualche lacrima, non mi succede mai e non me ne capacito ancora, non si piange per una cosa così sciocca. O forse non lo è”.

La consigliera vorrebbe “rivedere la signora, vorrei raccontarle le sfumature di questa vita che forse non conosce, vorrei raccontarle anche una storia diversa rispetto all’unica versione che forse lei conosce, indubbiamente realistica, ma sicuramente non l’unica. Vorrei farle conoscere le tante battaglie che le donne di ogni paese e cultura affrontano ogni giorno. Vorrei dirle uniamoci. Solo in un percorso comune ci si può conoscere ed emancipare dell’ignoranza, dalla violenza,
dalla rabbia e dai pregiudizi”.

Redazione

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