Due ore con il sorriso sulle labbra. Una figlia presenta i suoi genitori, chiusi nei loro ruoli: padre immerso nei suoi impegni, poco propenso all’ascolto e lontano dai problemi relazionali con la figlia adolescente; madre insoddisfatta perché incompresa, ma affettuosa e disponibile. La coppia è sempre in conflitto anche se sostanzialmente è unita da vero amore e dal medesimo lavoro. Uno strano specchio di fattura giapponese ubicato in maniera diversa nell’interno della casa, riesce a scambiare nei corpi dei due genitori i loro io, pertanto l’uomo acquisisce il modus vivendi et operandi di Lucia, la donna quello di Renzo. Avviene, così, una certa maturazione nel capire il comportamento dell’una e dell’altro. Nella sua leggerezza lo spettacolo induce all’osservazione e alla riflessione, in particolar modo il finale a sorpresa lascia un po’ di amaro in bocca e spinge a meditare sul senso e la brevità della vita. Adeguati gli interpreti. Un sereno e comunicativo Marco Fiorini e una sensuale e grintosa Milena Miconi… Anche le formiche cadono.
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