Dal vino più antico del mondo, il Kremisa, ai vini di oggi

Dal vino più antico del mondo, il Kremisa, ai vini di oggi. Il progetto “Calabrian vine style”, promosso dalla Fis, Fondazione italiana Sommelier, per far conoscere i vini calabresi e per favorire la conoscenza delle 130 aziende che producono vino, ma anche dei vitigni e delle zone di produzione. Ad ospitarlo l’Istituto alberghiero Ipseoa “E. Gagliardi”, dove si sta svolgendo un corso per l’approccio introduttivo alla tecnica della degustazione applicata ai vini calabresi. Si tratta di un primo livello formativo per poter aspirare a diventare sommelier. Tanti gli iscritti e le richieste per vivere questa affascinante esperienza; una vera arte per entrare nei segreti del vino. L’obiettivo è quello di arricchire l’offerta formativa agli iscritti del Corso serale, con un nuovo indirizzo di Sala e Vendita, con specializzazione Sommelier. Nella storia della Calabria c’è una antica tradizione nella produzione del vino. Tra i tanti nomi con i quali è stata denominata, anche quello di Enotria, la terra del vino, colonizzata dagli Enotri. Nell’antica Cremissa della Magna Grecia (oggi Cirò) veniva prodotto il Kremisa, “il vino della vittoria” più antico del mondo, offerto agli atleti che partecipavano alle Olimpiadi, e lo bevevano durante le gare e veniva dato come premio ai vincitori. Anche il mitico e invincibile Milone, considerato l’atleta più forte di tutti i tempi, pugile e lottatore imbattuto per oltre vent’anni, nato e vissuto nell’antica Kroton (VI secolo a.C.). La sua carriera inizia nel 540 quando vinse la sua prima olimpiade nella lotta, ancora ragazzo; seguirono altre cinque vittorie consecutive e si racconta che durante la sua ultima partecipazione, nel 516, il suo avversario si rifiutò di combattere, per celebrare la gloria di un uomo a cui gli dei diedero in dono la forza e la disciplina. Ma il vino Kremisa aveva assunto anche un valore sacro, infatti i sacerdoti della fiamma olimpica lo usavano per suggellare la tregua durante i giochi. La Calabria, negli ultimi anni, sta riscoprendo questa antica vocazione, producendo vini di carattere che stanno avendo riscontri a livello internazionale. Imparare a produrlo, ma anche a saper riconoscere le caratteristiche attraverso una attenta degustazione, ha delle ricadute molto importanti, sotto il profilo culturale, enogastronomico e turistico. Scoprire i segreti del vino e le sue caratteristiche tipiche è un’arte che presuppone esercizio, tecnica e un linguaggio appropriato, ma soprattutto tanta passione. È come entrare in un mondo ricco di fascino che fa comprendere il perché il vino ha assunto nella storia una forte valenza simbolico-religiosa. Imparare a capire la personalità, il temperamento, la struttura, le tante proprietà, come l’intensità dei profumi, la sua armonia, se è puro, se è fine, è come ascoltare un’orchestra che esegue un concerto e mettersi in risonanza con i tanti accordi. Per queste connotazioni che si porta dentro il vino ma anche per il valore economico, l’Ipseoa “E.Gagliardi” con il suo dirigente Pasquale Barbuto, ha deciso di investire nella formazione. Nei giorni scorsi è stato avviato un corso per l’approccio introduttivo alla tecnica della degustazione applicata ai vini calabresi per Sommelier in collaborazione con la Fondazione italiana Sommelier. Si tratta di un primo livello, come ha spiegato il presidente regionale Gennaro Convertini, che rientra nel progetto “Calabrian vine style”, per far conoscere i vini calabresi e per favorire la conoscenza delle 130 aziende che producono vino, ma anche dei vitigni e delle zone di produzione. Dopo una prima fase in cui si impara a riconoscere, attraverso la degustazione, il DNA del vino, ci sarà un abbinamento con piatti preparati dagli allievi del Corso serale e una visita guidata in una azienda vitivinicola. Il Corso, promosso dalla Fis, si avvale della docenza dei sommelier Domenico Patè e Vincenzo Celi, ed è stato organizzato dai responsabili del Corso Serale Pino Cardamone e Domenico Lo Gatto. Come ha sottolineato il dirigente scolastico Barbuto, questo primo approccio alla degustazione del vino ha lo scopo di promuovere sul territorio le vocazioni enogastronomiche, ma anche per potenziare l’offerta formativa agli iscritti del Corso Serale a partire dal prossimo anno scolastico, 2018-2019: oltre all’indirizzo di Enogastronomia, è previsto anche quello di Sala e Vendita, con specializzazione Sommelier. Tanti gli iscritti, sia allievi del Serale che esterni. Il prof. Cardamone, docente di Enogastronomia e responsabile del corso, ha fatto sapere che ci sono tantissime richieste e che, durante l’anno scolastico, si daranno vita ad altre lezioni per soddisfare le numerose richieste. Come ha ribadito il presidente regionale Fis Convertini, il vino è un valore culturale, non solo un prodotto da consumare. È con questa finalità che è stato promosso il progetto “Calabrian vine style” da parte della fondazione in quasi tutte le province, con un ciclo formativo diviso su tre livelli.

Redazione

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