Luigi Di Maio è già in campagna elettorale e guarda a come prendere quanti più voti possibili alle altre forze politiche per toccare il 40% necessario per avere la maggioranza nelle elezioni bis. Lo stesso obiettivo di Matteo Salvini che però guarda ai voti di Forza Italia e a quelli in libera uscita del centro. I grillini puntano ai voti degli antirenziani del Partito democratico. Sondaggi alla mano il M5S sarebbe al 35% (3 punti in più rispetto al 4 marzo). E ai dem non renziani che i 5 Stelle credono di poter rosicchiare l’8% necessario a governare, sfruttando anche il momento di crisi interno al centrosinistra. Dal centrodestra e in particolare da Forza Italia pensano di poter raccimolare non più di 2 o 3 punti. In attesa di capire se davvero Matteo Salvini è pronto a rompere con Silvio Berlusconi, lo staff lavora alla prossima campagna elettorale puntando tutto sul concetto di “ballottaggio” e sul “voto utile”. “Votare il Pd vorrebbe dire tornare alla casella di partenza” ripetono. Rispunta anche la teoria del complotto: “Renzi e Salvini si sentivano tra di loro”, dicono dai vertici. “Ecco perché la politica dei due forni è fallita: mentre noi pensavamo che tenere aperti i due fronti agevolasse il dialogo fungendo da spauracchio, Renzi e Salvini si rassicuravano tra di loro in barba al governo del Paese”. E’ questo il motivo per cui Di Maio spinge per andare al voto il prima possibile. Il napoletano non vuole correre il rischio che gli italiani dimentichino questi due mesi di trattative finite “per colpa degli altri”, ripetono loro – con un nulla di fatto.
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