Promossa da Roma Capitale (Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali), a cura della Galleria d’Arte Moderna e in collaborazione con la Fondazione La Quadriennale di Roma e con l’Istituto Luce-Cinecittà, la mostra è dedicata alle opere acquistate dal Governatorato di Roma durante le Quadriennali di quel decennio, opere che costituiscono tuttora un corpus di grande pregio e importanza. Quelle esposte, circa 120, sono state selezionate per rappresentare un quadro fedele delle prime Quadriennali con le tendenze allora in atto.
Rispettando il principio di rotazione che caratterizza il programma espositivo della Galleria di via Crispi, accanto a capolavori assai noti compaiono opere finora mai esposte. I grandi nomi ci sono tutti: Felice Casorati, Mario Sironi, Felice Carena, Scipione, Mario Mafai, Emanuele Cavalli, Giuseppe Capogrossi,. E ancora Renato Guttuso, Enrico Prampolini, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Gino Severini. Insieme figurano quadri mai esposti come Tribunale tigrino di Domenico Belli, un futurista presente alla III Quadriennale del ’39, Le spose dei marinai di Massimo Campigli, gli encausti di Salietti. A incarnare la scultura anni ’30 due opere-simbolo: Il pastore di Arturo Martini (primo premio 1931) e La bagnante di Marino Marini (primo premio 1935).
A corredo, documenti storici (cataloghi, rassegne stampa d’epoca, lettere…) e le foto e i filmati della Fondazione La Quadriennale e dell’Istituto Luce. Supporti preziosi per rivivere – chiosa la Sovrintendenza Capitolina – “un periodo estremamente ricco e complesso, in cui anche le trasformazioni urbanistiche e l’architettura svolsero una fondamentale funzione di educazione e di indirizzo al consenso”. Durante l’allestimento si succedono focus su opere particolarmente significative, visite guidate, incontri sulla vita culturale romana di quegli anni. La conclusione della mostra coinciderà con l’apertura della 16ma Quadriennale al Palaexpo, “in un ideale passaggio di testimone tra passato e presente”.
La Quadriennale è davvero una chiave di volta del decennio più stabile del regime, prima dell’abisso finale della guerra. Essa “nasceva”, ricorda sempre la Sovrintendenza, “in un vasto piano di riordino e razionalizzazione delle iniziative a carattere espositivo sul territorio nazionale”, per fare da raccordo tra le molte collettive locali e la Biennale di Venezia. Concepita per divenire “la più importante manifestazione artistica a livello nazionale” e per consacrare Roma come capitale culturale e il Fascismo come sistema non alieno alla cultura e all’arte, corroborata da una cospicua “pianificazione di incentivi per gli espositori”, la Quadriennale romana degli anni ’30 si avvalse d’un’organizzazione perfetta e dell’accorta strategia del direttore Cipriano Efisio Oppo.
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