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Venezuela, cala il numero delle scosse ma cresce il dramma umanitario: quasi 2.000 morti, ospedali allo stremo e nuovi aiuti internazionali

A una settimana dal devastante terremoto che il 24 giugno ha sconvolto il Venezuela, arrivano i primi segnali incoraggianti sul fronte dell’attività sismica, ma la crisi umanitaria resta gravissima. Le autorità hanno confermato che le scosse di assestamento stanno progressivamente diminuendo sia per frequenza sia per intensità, mentre continua ad aggravarsi il bilancio delle vittime, salito a 1.943 morti e oltre 10.500 feriti. Parallelamente proseguono senza sosta le operazioni di ricerca tra le macerie, l’assistenza agli sfollati e l’arrivo di aiuti internazionali destinati a sostenere una popolazione duramente colpita.

Secondo quanto comunicato da Jorge Rodríguez, presidente dello Stato Maggiore incaricato della gestione degli accampamenti temporanei, l’attività sismica mostra una costante tendenza alla diminuzione. Dopo i due forti terremoti che hanno devastato vaste aree del Paese, fino ad oggi sono stati registrati complessivamente 689 eventi sismici. Le repliche sono scese a 86 nella giornata del 28 giugno e a sole 30 il giorno successivo, un dato che gli esperti interpretano come un’evoluzione positiva della situazione.

Le autorità, tuttavia, invitano alla prudenza. Rodríguez ha sottolineato che il calo delle repliche rappresenta certamente un elemento favorevole, ma non consente ancora di dichiarare conclusa l’emergenza. Il rischio di nuove scosse significative, infatti, non può ancora essere escluso e la popolazione è stata invitata a mantenere alta l’attenzione seguendo tutte le indicazioni della protezione civile venezuelana.

Nel frattempo prosegue il gigantesco sforzo organizzativo per assistere le decine di migliaia di persone rimaste senza casa. Sono già operativi 14 rifugi nello Stato di La Guaira e altri 55 centri di accoglienza distribuiti tra Caracas, Miranda e altre regioni colpite. L’obiettivo dichiarato dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez è ridurre il più possibile la permanenza delle famiglie negli accampamenti provvisori, trasferendole rapidamente in strutture più sicure dove possano ricevere assistenza sanitaria, supporto psicologico e servizi essenziali.

Anche sul fronte delle infrastrutture si registrano i primi progressi. A La Guaira continua il ripristino delle reti di telecomunicazione gravemente danneggiate dal sisma. L’operatore pubblico Cantv ha recuperato circa il 70% della capacità operativa, mentre Digitel ha annunciato di aver ripristinato oltre il 64% dei servizi. La ricostruzione delle comunicazioni rappresenta un passaggio fondamentale per coordinare gli interventi di soccorso e consentire alle famiglie di ristabilire i contatti con i propri cari.

Nonostante questi segnali positivi, il quadro sanitario rimane estremamente critico. Negli ospedali pubblici venezuelani medici e infermieri continuano a lavorare in condizioni definite drammatiche dagli stessi operatori sanitari. Molti denunciano di affrontare una delle peggiori emergenze della storia recente del Paese percependo stipendi base inferiori a un dollaro al mese, situazione che riflette la profonda crisi economica già esistente prima del terremoto.

Le strutture ospedaliere erano infatti già caratterizzate da carenze croniche di personale, farmaci e attrezzature. Il terremoto ha ulteriormente aggravato una situazione già estremamente fragile. Migliaia di feriti continuano ad arrivare nei pronto soccorso, costringendo medici e infermieri a turni massacranti che spesso si protraggono per molte ore consecutive.

Particolarmente significativa è la testimonianza proveniente dall’ospedale Miguel Pérez Carreño di Caracas, dove il personale racconta di aver dovuto soccorrere pazienti trasportati persino su porte, tavoli improvvisati e altri mezzi di fortuna a causa della scarsità di ambulanze disponibili. Molti dei feriti presentavano traumi gravissimi provocati dal crollo degli edifici e in numerosi casi i chirurghi sono stati costretti a praticare amputazioni per salvare la vita ai pazienti.

Gli operatori sanitari spiegano inoltre che, oltre al salario ufficiale, ricevono alcuni bonus governativi in valuta locale, ma sottolineano come gran parte della risposta sanitaria dipenda oggi dalla solidarietà internazionale e dall’impegno di organizzazioni umanitarie e volontari. Molte delle forniture mediche utilizzate negli ospedali provengono infatti da donazioni esterne, mentre è stato installato anche un laboratorio mobile per incrementare la capacità diagnostica e accelerare il trattamento dei pazienti.

Intanto continua ad aumentare il numero delle vittime. Il nuovo bilancio ufficiale diffuso dalla presidente Delcy Rodríguez parla di 1.943 morti e 10.571 feriti, ma si tratta ancora di dati provvisori destinati probabilmente a crescere nelle prossime ore. Squadre di soccorso provenienti da 27 Paesi stanno infatti continuando a scavare tra le macerie nella speranza di trovare superstiti, anche se con il passare dei giorni le possibilità di ritrovare persone ancora in vita diminuiscono sensibilmente.

Tra gli episodi più drammatici emersi nelle ultime ore vi è quello riguardante un gruppo di cittadini venezuelani appena rimpatriati dagli Stati Uniti. Secondo quanto ricostruito dall’Associated Press, poche ore prima del terremoto un volo proveniente da Miami aveva riportato in Venezuela 146 persone espulse dagli Usa. Dopo l’arrivo erano state sistemate temporaneamente nell’Hotel Santuario La Llanada, dove erano stati sottoposti ai controlli medici e avevano ricevuto i documenti di identità in vista del rientro alle rispettive abitazioni.

Il terremoto ha però colpito prima che potessero lasciare la struttura. Tra le vittime figurano circa cento persone appartenenti a quel gruppo di deportati. Una delle sopravvissute, Lisbeth Portillo, ha raccontato di essere riuscita a uscire dalle macerie insieme ad altri venti ospiti dell’albergo. La donna ha descritto scene di disperazione, con persone che correvano in strada tra polvere e detriti, alcune scalze e altre prive di vestiti, mentre cercavano disperatamente soccorso.

Immagini particolarmente dolorose arrivano anche da La Guaira, una delle città più colpite dal sisma. Nel piazzale del porto è stato allestito un enorme obitorio temporaneo dove centinaia di bare attendono l’identificazione da parte dei familiari. Una scena che testimonia la dimensione della tragedia e la difficoltà delle autorità nel gestire un numero così elevato di vittime.

Sul fronte internazionale continua invece a rafforzarsi la rete di solidarietà. La presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha annunciato la partenza di un aereo militare diretto in Venezuela con sette generatori elettrici e numerosi aiuti umanitari destinati alle aree devastate dal terremoto. Il governo messicano sta inoltre preparando una nave della Marina che trasporterà viveri, medicinali e attrezzature raccolti grazie alla collaborazione di diverse istituzioni nazionali.

Secondo Sheinbaum, l’operazione è il risultato di un coordinamento diretto tra le autorità dei due Paesi. Rappresentanti del ministero della Difesa messicano hanno infatti incontrato funzionari militari e civili venezuelani per individuare le necessità più urgenti e organizzare un flusso di aiuti mirato alle reali esigenze della popolazione colpita.

Mentre la terra sembra lentamente tornare a calmarsi, il Venezuela affronta ora la fase più complessa dell’emergenza: quella della ricostruzione, dell’assistenza ai sopravvissuti e del sostegno a migliaia di famiglie che hanno perso case, affetti e mezzi di sostentamento. Sarà un percorso lungo, che richiederà il contributo della comunità internazionale e una grande capacità organizzativa per restituire normalità a un Paese profondamente ferito.

Redazione

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