Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, riciclaggio, usura, estorsione, corruzione, esercizio abusivo del credito, intestazione fittizia di beni e società. Effettuate perquisizioni e sequestri di beni mobili, immobili e società per un valore di decine di milioni di euro.
L’organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe più volte fatto ricorso all’intimidazione e alla violenza. Sarebbe intervenuta per pacificare i dissidi sorti all’interno della stessa ‘ndrina “locale” o con altre organizzazioni criminali. Gli investigatori hanno scoperto a Seveso una banca clandestina, in cui venivano riciclati i proventi delle estorsioni e dell’usura, grazie ad un’ampia rete di società ma anche alla collusione di imprenditori e di impiegati postali e bancari. I capitali accumulati, oltre ad essere esportati in Svizzera e a San Marino venivano reimpiegati dall’organizzazione attraverso l’acquisizione di attività economiche nel settore edilizio, negli appalti e nei lavori pubblici, nei trasporti, nella nautica, nelle energie rinnovabili e nella ristorazione. I membri dell’organizzazione avevano anche organizzato una raccolta di denaro per sostenere i familiari dei sodali detenuti.
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