I due uomini, approfittando anche del momento di crisi finanziaria, avevano creato un vero e proprio canale di investimenti e raccolta di pubblico risparmio “parallelo”, proponendo un un prodotto finanziario che, a loro dire, garantiva una remunerazione più alta rispetto a quella offerta dagli strumenti tradizionali, permettendo inoltre una maggiore dinamicità dell’investimento, che poteva essere svincolato e restituito al cliente in qualsiasi momento.
I conferimenti del capitale avvenivano con modalità diversificate e si risolvevano in più momenti parte in contanti, parte in titoli di credito, che venivano fatti confluire in appositi conti correnti personali o intestati a società “di facciata”. In alcuni casi i Finanzieri hanno constatato che le somme venivano utilizzate per fabbisogni di carattere personale o familiare degli indagati, quali il pagamento di rate del mutuo sulla casa.
A fronte di numerose richieste di disinvestimento delle attività i capitali non sono mai stati restituiti. I due finti intermediari sono stati denunciati per i reati di abusiva attività di raccolta del risparmio, illecita attività finanziaria, truffa e insolvenza fraudolenta e il Gip di Venezia ha inoltre emesso un decreto di sequestro preventivo sulle somme rinvenute nei conti correnti nella loro disponibilità, sui loro beni mobili e immobili e sulle partecipazioni societarie a loro direttamente o indirettamente riconducibili, per un importo complessivo di quasi tre milioni di euro.
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