La morte di Luigi Andreolli, il sacrestano della chiesa di Santa Maria a Rovereto prende col passare delle ore più l’aspetto di un delitto che di un incidente. L’uomo era stato rinvenuto nel chiostro, ai piedi di una scalinata che porta al suo appartamento, disteso sul dorso e con delle ferite. Mancano però ancora certezze e i carabinieri, che si occupano del caso, lasciano aperte più ipotesi. L’attesa del medico legale lascia ancora il dubbio sulle ferite, anche se la presenza di molto sangue fa pensare ad una ferita importante alla testa. E sangue, a quanto trapela dagli investigatori, è presente anche nell’appartamento della vittima. I tecnici dei Carabinieri sono però ancora al lavoro per i rilievi, anche nella chiesa. Certo è che la porta di accesso al chiostro è stata trovata socchiusa e non chiusa, con segni di effrazione.
A fare la scoperta è stato l’organista e maestro del coro, Giuliano Gardumi, che ha trovato anche il sacrestano morto e ha avvisato il 112. “Andreolli a chiudere quella porta bene ci teneva molto” ha assicurato l’organista. Una porta che apre sulla strada, sull’esterno. E da quella si ha accesso al chiostro, agli appartamenti e alla chiesa. Altro elemento, ma non confermato dagli investigatori, sarebbero alcune minacce di cui si vocifera in città, ricevute dal sacrestano, che l’uomo avrebbe confidato a un collega di un’altra chiesa cittadina. Ma al momento non sono che voci. I carabinieri hanno sentito intanto il parroco, assente al momento dei fatti, e alcuni familiari del sacrestano, un fratello e una sorella, che vivono a Rovereto.
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