A rischio 480 mila posti di lavoro

Clima acceso in vista della ripresa del confronto tra parti sociali e Governo sulla riforma del mercato del Lavoro, lunedì pomeriggio. “Se il Governo è a caccia di licenziamenti facili” la Cgil resta ferma sul fronte del no, con la leader Susanna Camusso che sottolinea il rischio di “una tensione sociale di lungo periodo”. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, puntualizza. “Spero che il Governo voglia un accordo innovativo ed equilibrato e non fornisca alibi a chi minaccia tensioni sociali”, “non dia stura a chi rincorre tensioni sociali e si barrica nel no”; un messaggio all’esecutivo, perché non ci siano forzature sull’articolo 18 e arrivino risposte sulle risorse per gli ammortizzatori sociali.

Una stoccata alla leader della Cgil, per rimarcare l’opportunità di abbassare i toni del confronto, il giorno dopo la manifestazione della Fiom. La Cisl “farà la sua parte”, aggiunge Bonanni. Mentre dal fronte politico il leader del Pd Pier Luigi Bersani avverte. “Sbrogliamo questa cosa” e “facciamolo con un accordo. Se il tavolo del lavoro fallisce, stavolta non è come fossimo ai tempi di Sacconi e compagni, non funziona così, stavolta è un liberi tutti, non é uno che si alza e se ne va. Ci vuole un accordo sul lavoro e subito pensare a come dare un po’ stimoli all’economia”.

Un monito a non mettere a rischio la coesione sociale, e a non perdere l’opportunità di una mediazione rispetto alla posizione del governo che ha più volte ribadito che andrà avanti anche senza una intesa. L’articolo 18 resta un terreno minato. Bersani chiede che non si usi “come lo straccio simbolico su cui dire quale sarà la direzione di marcia”. E’ possibile una “manutenzione dell’articolo 18 e penso che le forze sociali siano disponibili”, dice, se si sgombera il campo da “obiettivi che non hanno senso e che non ci porterebbero a niente di buono”. Posizione che non è in contrasto con la Cgil se si parla di una “manutenzione” nei limiti di un intervento per ridurre i tempi dei processi del lavoro, mentre già aderire alla soluzione proposta della Cisl creerebbe attriti con Corso Italia.

Sul fronte della riforma lunedì pomeriggio i leader di sindacati e associazioni di imprese torneranno al tavolo al ministero, dopo il rinvio voluto dal governo per individuare risorse per finanziare la riforma degli ammortizzatori sociali; come hanno chiesto le parti sociali, che si aspettano una soluzione. E resta da affrontare il tema della flessibilità in uscita, con l’articolo 18. Nodo lasciato ultimo in agenda. “Non possiamo che condividere l’approccio espresso ieri dal Presidente della Repubblica”, dice il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. “La trattativa – avverte – avrà un buon esito se tutti accetteranno soluzioni razionali. Le tutele si diffondono stanziando le risorse necessarie; i diritti diventano certi riducendo i margini interpretativi”. E la Uil a conti fatti teme la perdita di 480 mila posti di lavoro.

L’articolo 18 “non va toccato, la sua abolizione o manomissione non crea crescita né occupazione” ribadisce il leader dell’Ugl Giovanni Centrella. Ad innescare toni accesi tra Cgil e Cisl anche un intervento del segretario generale aggiunto Cisl Giorgio Santini. Con la Cgil che ribatte. “Lo schema dell’accordo del 28 giugno e la logica della Fiom non possono più stare insieme, dice Santini. Ma si riferisce alla Cisl? Cominci la Cisl ad applicare l’accordo, come invece non ha fatto per le elezioni delle rsu alla Stm di Catania. Applichiamo l’accordo del 28 giugno invece di stupirci del fatto che la Fiom sia scesa in piazza per rivendicare la democrazia negata”.

Redazione

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