Calabria

Vannacci prepara la squadra. E in Calabria emerge il nome di Paolo Fedele

Il fenomeno Futuro Nazionale cresce nei sondaggi e ora arriva la fase più delicata: costruire una classe dirigente all’altezza delle ambizioni del movimento. Tra i nomi che circolano con crescente insistenza c’è quello dell’ufficiale della Guardia Costiera Paolo Fedele. Calabria, Roma e Napoli le possibili collocazioni. Lui non conferma e non smentisce: «No comment». Ma ribadisce la vicinanza a Vannacci e la disponibilità a servire il Paese.

C’è un momento, nella vita di ogni movimento politico, nel quale il consenso smette di essere soltanto una promessa e comincia a trasformarsi in una responsabilità.

Per Roberto Vannacci e per Futuro Nazionale quel momento sembra essere arrivato.

Il movimento nato dall’esperienza politica dell’ex generale non è più soltanto una scommessa, né può essere liquidato come un fenomeno personale destinato a consumarsi rapidamente. I numeri delle ultime rilevazioni suggeriscono una realtà diversa. Il sondaggio SWG diffuso il 31 agosto colloca Futuro Nazionale al 7,5%, davanti a Forza Italia, ferma al 7,1%, mentre una rilevazione BiDiMedia pubblicata pochi giorni prima attribuiva al partito addirittura l’8%. In entrambi i casi Futuro Nazionale risulta la quarta forza politica nazionale.

Sono numeri che, naturalmente, non sono ancora voti. Le elezioni sono un’altra cosa e nessun sondaggio può sostituire le urne. Ma sarebbe altrettanto ingenuo fingere che questi dati non abbiano un peso politico.

Perché una formazione che in pochi mesi supera partiti storici, dispone di una base militante in crescita e comincia a contendersi spazi elettorali territoriali non può più ragionare con le categorie di una semplice esperienza personale.

La fase pionieristica è finita.

Adesso arriva quella, molto più complicata, della costruzione della squadra.

Il consenso cambia le regole del gioco

Il punto non è soltanto quale sarà la legge elettorale con cui gli italiani saranno chiamati a votare.

Quella sarà decisiva per trasformare le percentuali in seggi, per definire collegi, liste, alleanze e meccanismi di rappresentanza. Ma prima ancora della matematica elettorale esiste una matematica politica: quella della forza reale di un movimento, della sua capacità di radicarsi, di selezionare persone, di costruire credibilità e di intercettare un sentimento che attraversa una parte significativa dell’elettorato.

Ed è proprio qui che Vannacci dovrà affrontare la partita più difficile.

Un conto è raccogliere consenso intorno a un leader fortemente riconoscibile.

Un altro è costruire un partito capace di sopravvivere al leader, di rappresentare territori diversi, competenze diverse, sensibilità diverse e soprattutto persone che abbiano una credibilità costruita prima dell’ingresso in politica.

È questa la sfida della classe dirigente.

E probabilmente è anche la ragione per cui, nelle ultime settimane, attorno a Futuro Nazionale hanno cominciato a circolare nomi e profili molto diversi tra loro.

Il partito non può certamente pensare di cancellare la vecchia politica con un colpo di spugna. Sarebbe un errore.

La politica ha bisogno anche di esperienza, conoscenza delle istituzioni, capacità amministrativa, rapporti con i territori. Le persone che hanno maturato anni nelle amministrazioni, nei consigli comunali, nei consigli regionali e nel Parlamento possiedono un patrimonio che non può essere semplicemente gettato via.

Ma altrettanto sbagliato sarebbe costruire il futuro esclusivamente attraverso il riciclaggio della classe dirigente del passato.

È qui che entra in gioco il sentimento popolare.

Se una parte dell’elettorato si avvicina a Vannacci proprio perché interpreta Futuro Nazionale come qualcosa di diverso dai partiti tradizionali, quella domanda non può essere ignorata.

Il nuovo partito dovrà dunque trovare un equilibrio: esperienza e rinnovamento, politica e società civile, amministratori e professionalità, memoria del passato e capacità di interpretare il futuro.

È una miscela difficile.

Ma è probabilmente l’unica che può trasformare un consenso personale in una struttura politica duratura.

Il nome che circola in Calabria

Ed è in questo scenario che torna con insistenza un nome: Paolo Fedele.

Ufficiale della Guardia Costiera, originario di Vibo Valentia, Fedele ha alle spalle una lunga esperienza professionale maturata nella Marina e nel Corpo delle Capitanerie di Porto. Ha svolto attività operative e incarichi in contesti nazionali e internazionali e, nel tempo, ha assunto responsabilità crescenti anche nell’ambito della rappresentanza del personale militare.

Oggi il suo nome è legato soprattutto all’USIM, l’Unione Sindacale Italiana Marina, organizzazione professionale a carattere sindacale che rappresenta personale della Marina Militare e delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera.

Nel corso del 2025 Fedele è stato nominato a livello nazionale nell’organizzazione e successivamente ha assunto il ruolo di Vice Segretario Generale, oltre alla responsabilità del Dipartimento Legislativo. La sua attività pubblica negli ultimi anni si è concentrata in particolare sui problemi del personale militare, sulla tutela degli uomini e delle donne in uniforme, sulla sicurezza e sul riconoscimento della professionalità di chi opera quotidianamente per lo Stato.

Non è dunque un nome che arriva dal nulla.

E soprattutto non è un nome che nasce oggi.

Fedele ha già manifestato pubblicamente, prima ancora della nascita di Futuro Nazionale, una vicinanza politica e culturale all’esperienza di Roberto Vannacci. In un intervento pubblicato nel febbraio 2026, descriveva l’esperienza dell’ex generale come un percorso fondato su responsabilità, servizio, identità e senso del dovere.

Un elemento che, nel linguaggio della politica, può avere un significato preciso.

Il diretto interessato non conferma

Interpellato sul possibile coinvolgimento politico, Paolo Fedele sceglie però la linea più prudente.

No comment.

Nessuna candidatura annunciata, nessuna investitura ufficiale, nessuna conferma di una collocazione elettorale.

Una posizione comprensibile, soprattutto per chi proviene da un mondo nel quale il rapporto con le istituzioni e con la propria organizzazione richiede particolare cautela.

Ma, allo stesso tempo, Fedele non nasconde la propria vicinanza a Vannacci fin dalla prima ora e, soprattutto, non sembra chiudere la porta a un eventuale impegno al servizio del movimento e del Paese.

È proprio questa combinazione a rendere il suo nome politicamente interessante.

Non soltanto perché proviene dal mondo militare.

Ma perché rappresenta una storia professionale maturata fuori dai tradizionali circuiti della politica.

Dalla divisa alla rappresentanza

Il passaggio, se mai dovesse avvenire, sarebbe comunque tutt’altro che banale.

Un uomo che ha trascorso gran parte della propria vita professionale nella Guardia Costiera porta con sé una cultura istituzionale molto particolare: gerarchia, responsabilità, disciplina, comando, servizio pubblico.

Ma nel caso di Fedele esiste anche un’altra dimensione.

Quella della rappresentanza.

Il suo ruolo nell’USIM lo ha portato infatti a confrontarsi quotidianamente con problemi che hanno una naturale dimensione politica: condizioni di lavoro, carriera, riconoscimento professionale, sicurezza, organizzazione delle Forze armate, diritti del personale, rapporti con le istituzioni.

In altre parole, il rapporto con la politica non sarebbe una novità assoluta.

Cambierebbe il terreno.

Da rappresentante delle istanze del personale militare a eventuale rappresentante di quelle istanze dentro le istituzioni politiche.

È una differenza enorme, ma anche una continuità comprensibile.

Fedele, del resto, negli ultimi anni ha assunto pubblicamente posizioni molto nette sul valore delle Forze armate e della Guardia Costiera, insistendo sul riconoscimento del merito, della professionalità e della dignità degli uomini in uniforme.

La Calabria sarebbe l’approdo naturale

E poi c’è la geografia.

Se il nome di Paolo Fedele dovesse realmente entrare nella partita elettorale, la Calabria apparirebbe come la collocazione più naturale.

Non soltanto perché è la sua terra d’origine.

La Calabria rappresenta oggi uno dei territori nei quali Futuro Nazionale sta cercando di costruire una presenza politica strutturata. Il partito ha già affidato al deputato Domenico Furgiuele la responsabilità regionale e ha avviato un percorso di radicamento territoriale. A luglio, durante la prima assemblea regionale, il gruppo ha parlato esplicitamente di una nuova fase di costruzione del partito in Calabria.

Il nome di Fedele, dunque, si inserirebbe in un terreno già politicamente movimentato.

Ma proprio per questo sarebbe anche un terreno nel quale la competizione interna potrebbe essere particolarmente forte.

In Calabria non mancano aspiranti protagonisti, vecchi e nuovi.

Più di qualcuno sembra già muoversi con grande anticipo, cercando di ritagliarsi uno spazio nella nuova formazione. Una corsa comprensibile, ma che potrebbe diventare controproducente se trasformata in una gara permanente alla conquista di posizioni.

Perché Vannacci avrà bisogno di una cosa soprattutto: evitare che la costruzione del partito diventi una guerra tra aspiranti dirigenti.

Roma e Napoli, le alternative

La Calabria sarebbe la destinazione più naturale, ma non necessariamente l’unica.

Roma potrebbe rappresentare un’altra ipotesi.

È la città nella quale Fedele vive e opera e nella quale ha consolidato una parte importante della propria esperienza istituzionale.

E poi c’è Napoli.

La città nella quale ha prestato servizio e nella quale ha maturato una parte significativa del proprio percorso professionale.

Tre territori diversi, tre possibili letture dello stesso profilo.

La Calabria rappresenterebbe le radici.

Roma la dimensione istituzionale.

Napoli quella operativa e professionale.

La scelta, qualora il discorso politico diventasse concreto, non sarebbe quindi soltanto una questione elettorale. Sarebbe anche una scelta simbolica.

La vera partita di Vannacci

Ma al di là del nome di Paolo Fedele, la questione è più grande.

Vannacci ha davanti a sé una partita che tutti i leader di partiti in crescita hanno dovuto affrontare.

Come si costruisce una classe dirigente quando il consenso cresce più rapidamente della struttura?

È una domanda alla quale non esiste una risposta semplice.

Il rischio è duplice.

Da una parte c’è il pericolo di affidarsi soltanto ai volti della vecchia politica, perdendo quella componente di novità che ha contribuito alla crescita del movimento.

Dall’altra c’è il rischio opposto: pensare che basti essere nuovi per essere automaticamente capaci.

Non è così.

La politica richiede esperienza.

Ma l’esperienza, da sola, non basta.

Servono competenza, reputazione, capacità di ascolto, radicamento, autorevolezza e soprattutto una storia personale che possa essere verificata dai cittadini.

È proprio qui che figure provenienti dalla società civile, dalle professioni, dalle Forze armate, dall’impresa, dall’università e dal mondo del lavoro possono diventare importanti.

Non perché indossino una divisa.

Ma perché arrivano alla politica dopo aver fatto altro.

Dopo aver costruito qualcosa.

Dopo aver assunto responsabilità.

Dopo aver risposto delle proprie decisioni.

È questo il valore che una nuova classe dirigente dovrebbe portare dentro le istituzioni.

Il sentimento popolare non può essere ignorato

La crescita di Futuro Nazionale pone quindi a Vannacci un problema apparentemente paradossale.

Più il partito cresce, più dovrà smettere di essere soltanto il partito di Vannacci.

È una trasformazione inevitabile.

Il leader resterà il principale punto di riferimento, ma intorno a lui dovrà nascere una squadra riconoscibile.

E la squadra dovrà essere sufficientemente forte da parlare agli elettori anche quando Vannacci non sarà davanti a un microfono.

Questa è la prova della maturità politica.

I sondaggi possono indicare una tendenza. Le piazze possono mostrare entusiasmo. Gli iscritti possono dimostrare partecipazione. Ma un partito diventa veramente tale quando è capace di selezionare persone che il territorio riconosce come proprie.

È questo, in fondo, ciò che il sentimento popolare sembra chiedere.

Non necessariamente una rivoluzione contro tutto ciò che esiste.

Piuttosto una politica nella quale il merito torni ad avere un peso.

Una politica nella quale chi ha dimostrato qualcosa nella propria vita possa avere una possibilità.

Una politica nella quale l’appartenenza non sia l’unico criterio di selezione.

Ed è proprio su questo terreno che il nome di Paolo Fedele assume un significato che va oltre la semplice candidatura.

Dalla Calabria potrebbe partire un segnale

Se davvero Vannacci sceglierà di costruire una classe dirigente fondata anche sul valore personale e professionale dei suoi componenti, la Calabria potrebbe diventare uno dei laboratori più interessanti.

Non necessariamente perché debba essere privilegiata rispetto ad altri territori.

Ma perché è una terra nella quale il rapporto tra identità, appartenenza, Stato e rappresentanza ha sempre avuto un peso particolare.

E perché oggi Futuro Nazionale sta già investendo politicamente nella regione.

Il possibile ingresso di una figura come Fedele aggiungerebbe una componente diversa: quella di un uomo proveniente dalla Guardia Costiera, con una storia professionale costruita nel servizio pubblico e una esperienza nazionale nella rappresentanza del personale militare.

Per ora, però, resta un’ipotesi.

Il diretto interessato non conferma.

Futuro Nazionale non ha annunciato alcuna candidatura.

E sarebbe sbagliato trasformare un’indiscrezione in una certezza.

Ma nella politica italiana i nomi cominciano spesso a pesare prima ancora che vengano ufficializzati.

E quello di Paolo Fedele, oggi, sembra essere uno di questi.

La Calabria potrebbe essere il suo approdo naturale.

Roma e Napoli restano scenari possibili.

La decisione, però, spetterà a Vannacci e alla squadra che sta costruendo.

Perché il vero banco di prova di Futuro Nazionale non sarà soltanto capire quanti voti può prendere.

Sarà dimostrare chi è in grado di rappresentarli.

E, soprattutto, se il nuovo partito saprà fare quello che ogni forza politica realmente ambiziosa prima o poi deve fare: trasformare il consenso in classe dirigente, la classe dirigente in credibilità e la credibilità in una proposta politica capace di durare oltre la stagione del suo fondatore.

Redazione

Recent Posts

A Ravenna il jazz guarda al futuro: quattro giovani trii pronti a conquistare la scena

Il jazz delle nuove generazioni torna protagonista a Ravenna con la seconda edizione di “Le…

2 ore ago

Mario Tapia, dal Cile alla Calabria: la storia di un italiano ritrovato tra memoria, famiglia e radici

C'è un'Italia che continua a vivere anche a migliaia di chilometri di distanza, custodita nelle…

4 ore ago

Gli Houthi conquistano Perim e stringono il Mar Rosso: scacco all’Arabia Saudita, l’Iran avanza

È un capovolgimento strategico destinato a pesare ben oltre i confini dello Yemen. Gli Houthi…

5 ore ago

Emma Bonino, il ricordo commosso della Sapienza: «Donna libera, protagonista della vita civile e politica italiana ed europea»

La Sapienza Università di Roma affida ai propri canali ufficiali un ricordo commosso di Emma…

8 ore ago

Sono i silenziosi eroi del mare: l’U.S.I.M. chiede attenzione per i turnisti delle Sale Operative della Guardia Costiera

Ci sono uomini e donne che lavorano lontano dai riflettori, ma che ogni giorno svolgono…

8 ore ago

Da Castelfidardo a Fast News Platform: Moreno Giannattasio riporta in diretta FastBooks Live, il 7 novembre c’è il Generale Luigi Del Vecchio

La cultura torna in diretta su Fast News Platform. Dopo i lunghi mesi di appuntamenti…

11 ore ago