“La sentenza del Processo Eternit pronunciata oggi dal tribunale di Torino ha qualcosa di storico e decisivo, non solo perché si è trattato del più grande processo penale in Italia e nel mondo per le morti d’amianto, ma perché è finalmente un punto fermo di una battaglia che, iniziata sindacalmente, è divenuta coscienza civile.
Una battaglia trentennale iniziata a Casale Monferrato e che da ora deve diventare fondamentale nelle scelte dei modelli di sviluppo produttivi che devono tenere conto della salute non solo dei lavoratori e dei loro famigliari, ma dell’intera comunità e dell’ambiente in cui questa è inserita o a cui si rivolge. La tragica esperienza delle migliaia di vittime dell’amianto, che fossero lavoratori o meno, il dolore dei famigliari lancia un messaggio chiaro sulle scelte che responsabilmente occorrerà adottare quando vogliamo immaginare e programmare il futuro.
Il risultato di oggi non deve far dimenticare che, nonostante una legge che vieti uso e produzione di amianto, nel nostro Paese se ne stimino più di trenta tonnellate da bonificare e la sua messa al bando in tutto il mondo non é ancora un obiettivo raggiunto”.
E’ quanto scrivono in una nota congiunta Nichi Vendola Coordinatore nazionale Sel, Monica Cerutti Consigliera regionale Sel e Fabio Lavagno Coordinatore regionale Sel Piemonte.
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