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Tragedia al Giglio, a bordo alcune coppie di Crotone, due famiglie cosentine ed il maresciallo dei carabinieri di Paola Giuseppe Romanò

Ci sono anche alcuni calabresi sulla nave da crociera Costa Concordia. Si tratta di Valter Consentini con la moglie Cristina Rende ed i loro due figli ed un’altra famiglia di Cosenza. Il bilancio dell’incidente della nave avvenuto questa notte al largo dell’isola del Giglio è di tre morti e 14 feriti. La nave, che appare adagiata su un fianco appoggiata al fondale, presenta sulla fiancata sinistra uno squarcio lungo almeno 70 metri e un’inclinazione di oltre 80 gradi dalla parte opposta. Sullo scafo ci sono falle da entrambi i lati. In mare sono finite 100-150 persone recuperate dai soccorritori. L’imbarcazione con a bordo 4.229 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio era partita da Civitavecchia circa due ore e mezza prima dell’incidente: i passeggeri erano a cena quando si è avvertito un forte boato e si sono succeduti diversi black out.

“Abbiamo vissuto scene da apocalisse. C’é stato un forte stridio seguito da un botto e, nel ristorante, solo volati piatti e bicchieri”. È quanto racconta il maresciallo dei carabinieri, Giuseppe Romanò, 57 anni, di Paola (CS), circa quanto accaduto a bordo della nave. Ed aggiunge: “in tutta questa scena da apocalisse abbiamo visto poco personale di bordo ed abbiamo cercato di fare tutto da soli”. Romanò ha ricevuto dai figli il regalo della crociera dopo che nelle settimane scorse è deceduta sua madre.

“I miei ragazzi – ha aggiunto – mi hanno regalato questo viaggio per farmi trovare un poco di serenità dopo che nelle settimane scorse è morta mia madre. Proprio per questo motivo ero da solo in viaggio”. Il naufrago ha deciso di rientrare a Paola utilizzando il treno. Dopo la prima tratta da Civitavecchia a Roma Termini ora sta per rientrare in Calabria. “Voglio rientrare il prima possibile – ha proseguito Romanò – dalla mia famiglia per riabbracciare tutti i miei cari. E’ stata una situazione bruttissima ed ora avverto la stanchezza fisica perché a bordo della nave ho fatto di tutto per mettere in salvo il maggior numero di persone”. Il maresciallo dei carabinieri è originario di Paola, nel cosentino, ma presta servizio al Comando provinciale di Cosenza. “Dopo il primo botto – ha ricordato Romanò – il personale di bordo della nave ci ha detto che si trattava di un guasto e che dovevamo stare tranquilli. Ci siamo resi conto che c’é stata una manovra e poi abbiamo sentito un secondo botto e ritengo che in quell’istante lo scafo ha urtato nuovamente gli scogli. Poi é andata via la luce ed il personale di bordo, finalmente, ci ha detto cosa era successo”.

“Un ufficiale della nave – ha concluso – mi ha chiesto di aiutare le persone. Subito dopo, con altri uomini, mi sono dato da fare per portare via il maggior numero di persone. In tutta questa scena da apocalisse abbiamo visto poco personale di bordo ed abbiamo cercato di fare tutto da soli”.

Redazione

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