Dopo 22 anni Umberto Bossi non ha affatto vinto, il federalismo, cavalcato a destra e a manca come panacea di tutti i mali, è un fallimento mai attuato e la Lega Nord, dopo un’altalena di atteggiamenti politici che hanno cavalcato l’onda del momento, ritorna esattamente sui propri cavalli di battaglia.
Prima il nemico erano i comunisti? E adesso Berlusconi che non è più alleato, per ora diventa uno che, insieme a Monti, fa quel che gli dice la sinistra. Prima il nemico era Roma ladrona? E adesso Bossi tuona dal palco del Berghem Frecc: “Noi dobbiamo andare a Milano a confermare che, con le buone o meno buone, Padania sarà: adesso ci siamo rotti le pa…”.
Se la prende con tutti da Monti a Napolitano, che rileva di non sapere che era “un terùn”. Ritorna a galla come forza d’opposizione, si smarca di nuovo da Berlusconi, solleva un enorme polverone per far parlare di sé, un polverone che offusca la vista e che sommerge le critiche ponderate all’esecutivo Monti, pronto, all’occorrenza, a ritornare con gli alleati di sempre per l’ennesimo riposizionamento. La Lega ha compiuto da poco ventidue anni: la maggiore età, però, non le basta per essere una formazione politica al di là del populismo e della retorica da stadio.
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