Archeologia industriale anzichè discariche di rifiuti

Da anni, oramai, si parla e si sparla di bonifica nell’ambito delle vecchie fabbriche e nell’ambito della città. Si è sempre alla ricerca di soluzioni che, soluzioni, poi, non sono.

Infatti, tra le ultime soluzioni prospettate dalla Società Syndial del Gruppo Eni si pensa di innalzare, in riva al mare di Crotone, un “muro di rifiuti”.

Si discute su un muro di 13,5 metri in altezza per 1.500 metri circa di lunghezza; ma, forse, per poter abbancare i vecchi impianti produttivi non sarà bastevole, secondo noi, neanche il triplo, in altezza, della misura preventivata e prospettata. Muro da innalzare sul retro delle suddette ex fabbriche, a pochissimi metri di distanza dal mare.

Qualcosa di orribile, secondo noi, mai realizzata in nessuna parte del mondo. Qualcosa che non potrebbe non pregiudicare pesantemente la nuova destinazione d’uso delle ex fabbriche, sia che venisse indirizzata verso il turismo sia che venisse orientata verso il commercio. I visitatori di questa futura area anzichè potere ammirare il mare, dovrebbero guardare un discutibile ed orrido muro.

Ebbene, noi proporremmo di spendere i 66 milioni di euro previsti per tali lavori di bonifica soltanto all’interno delle suddette fabbriche provvedendo al riammodernamento della facciata di alcuni vecchi impianti, al fine di realizzare una zona di “archeologia industriale” da fare visitare alle scolaresche e agli adulti di tutta la Calabria e delle regioni limitrofe.

In Germania un’identica ex fabbrica per la produzione di zinco è stata trasformata, anni addietro, in “archeologia industriale” e, annualmente, viene visitata da diecine e diecine di migliaia di persone. Addirittura, nella nostra città, si potrebbe ottenere un possibile connubio con il “Giardino ed il Museo di Pitagora”, mettendo a confronto il passato di cultura e di scienza di 2300 anni or sono con il recente passato di industria che ha apportato prosperità e benessere; ma ha anche minacciato e funestato, (e continua) purtroppo, gli abitanti con episodi di malattie gravi e meno gravi.

Quanto da noi prospettato potrebbe risultare una soluzione ottimale, perchè all’interno di questa nuova struttura vi potrebbero lavorare alcune centinaia di persone.

A parte l’inevitabile sviluppo di un meraviglioso indotto, con migliaia di occupati.

Gradiremmo tanto che tale nostro modesto contributo venisse vagliato, accolto e caldeggiato, nei confronti della Società Syndial, dalle Autorità comunali e provinciali della città.

Redazione

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