Yara Gambirasio un anno dopo ancora senza verità ora si ipotizza anche la mano di un serial killer

Si brancola nel buio per il caso dell’omicidio di Yara Gambirasio. Ed in queste ore torna d’attualità anche la pista del serial killer. Infatti, non si esclude che chi ha ucciso la tredicenne di Brembate abbia in passato commesso altri omicidi. Torna così alla mente il nome di Marina Loreto, 28 anni, picchiata, strangolata e abbandonata in fin di vita in un prato la notte del 23 settembre 1993. A dividere Marina da Yara sono solo pochi chilometri, quelli che separano Brembate Sopra dalla vicina Ponte San Pietro. Ad avvicinarle il mistero sulla loro morte. Marina, infatti, fu uccisa a pochi metri da casa sua, mentre andava a piedi ad un appuntamento con gli amici. Aggredita alle spalle e lasciata morire nei giardini del paese.  Sotto una fitta pioggia. In tutti questi anni nessuna traccia del suo assassino. Di lui si sa solo che guidava una macchina grigia e dai vetri oscurati. Nel giallo della morte della piccola Yara, invece, tutto è affidato a un codice genetico ritrovato sugli slip e sui pantaloni della giovane e che apparterrebbe a un individuo di sesso maschile. E per gli inquirenti la presenza di quel dna sui vestiti della tredicenne sarebbe più che una coincidenza, addirittura il dettaglio che potrebbe portare alla soluzione di questo intricato caso. Certo, ci vorrà ancora tempo e pazienza. Infatti, il codice genetico è stato confrontato con tremila campioni prelevati a conoscenti di Yara e abitanti della zona e ci sono altri cinquemila dna ancora da esaminare. La speranza, come detto, è che uno di questi corrisponda a quello ritrovato sui vestiti della ragazzina e che possa portare al suo assassino e chissà, forse, anche a quello di Marina.

Redazione

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