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Un anno addietro i mostri Misseri uccidevano Sara ancora oggi non confessano

In un pomeriggio assolato di fine estate, la quindicenne Sara Scazzi, bionda, esile, alta poco meno di un metro e 60, esce dalla sua casa in via Vico II Verdi ad Avetrana in provincia di Taranto ed imbocca via Deledda, che dista poco più di 400 metri. E’ diretta a casa della cugina Sabrina Misseri con la quale, ha detto alla madre prima di uscire, deve andare al mare. Sara indossa una maglietta rosa, pantaloncini corti neri, le infradito. Sulle spalle ha uno zainetto nero e nelle orecchie le cuffiette per ascoltare musica. Ma la ragazzina di Avetrana sparisce per 42 lunghissimi giorni. Sembra essere stata inghiottita dal nulla. Dopo la denuncia di scomparsa della famiglia, partono le indagini. Si seguono le piste più disparate: dalla fuga volontaria al rapimento, dal sequestro di persona all’ipotesi di un maniaco sessuale conosciuto via internet. L’epilogo sarà ben più drammatico. Il pomeriggio del 26 agosto è giunta a casa Misseri, ma non ne è più uscita viva. Quel che resta del suo corpo, viene ritrovato nella notte tra il 6 e il 7 ottobre, in un pozzo-cisterna in contrada Mosca, nelle campagne di Avetrana. Michele Misseri, zio di Sara, messo alle strette dai carabinieri dopo la denuncia pubblica (il 29 settembre) del rocambolesco ritrovamento del cellulare della nipote nelle campagne, crolla. Confessa il delitto, ma ben presto la sua versione dei fatti non convince gli inquirenti. Così, pezzo dopo pezzo, la procura di Taranto scoprirà che dietro la morte della bambina di Avetrana c’è una orribile storia di famiglia, quella dei Misseri, cugini per parte di madre, che la piccola Sara frequentava come una seconda casa. A distanza di otto mesi dal delitto, la verità investigativa che emergerà sarà inquietante. Sara sarebbe stata uccisa da Sabrina e dalla madre Cosima dopo l’ennesima lite tra Sabrina e Sara che si erano invaghite entrambe di un amico comune, Ivano Russo. Michele avrebbe eliminato il cadavere, aiutato da un fratello e un nipote. Ora, a un anno esatto dal delitto, a rischiare il processo ci sono 13 imputati. Per altri tre la posizione è stata stralciata in attesa che ci sia almeno la sentenza di primo grado. Lunedì 29 dinanzi al gup del Tribunale di Taranto Pompeo Carriere si terrà la prima udienza preliminare, fissata con decreto d’urgenza perchè il 14 ottobre scadono i termini di custodia cautelare per uno dei principali imputati, Sabrina Misseri. Oggi, intanto, Avetrana e l’Italia ricordano Sara con una messa che si terrà nella chiesa madre alle ore 19:30. La rabbia è tanta perchè dopo un anno esatto i mostri di via Deledda non hanno ancora confessato.

Redazione

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