Milano, un settembre scintillante per la Scala

Nuova produzione Teatro alla Scala, dal 19 al 30 settembre 2011. Cantato in italiano con videolibretti in italiano, inglese. Dopo il successo di Orfeo, prosegue il ciclo dedicato a Monteverdi con il titolo che ha negli ultimi canti dell’Odissea la sua ispirazione. Tremila anni dopo Omero e quattrocento anni dopo Monteverdi, Ulisse continua a rappresentare, dell’uomo, l’inquietudine della ricerca come ragione di vita. Il cast di voci “in stile”, fra cui Monica Bacelli, più volte applaudita alla Scala, e Sara Mingardo, sarà ancora diretto da Rinaldo Alessandrini, uno dei più profondi conoscitori della musica di Monteverdi. Lo spettacolo è firmato da Bob Wilson, maestro dell’essenzialità, nello spazio e nella luce, che ha già firmato la prima delle tre opere del ciclo, che si concluderà nel 2014 con L’incoronazione di Poppea. Il ritorno di Ulisse in patria è un’opera dall’ordito complesso, ricca di trame secondarie, che preannuncia gli sviluppi della futura “opera seria” facendo appello al virtuosismo canoro e a forme chiuse convenzionali. Un’opera barocca a pieno titolo, insomma. Il libretto fu preparato da Giacomo Badoaro, amico di Monteverdi e membro dell’Accademia degli Incogniti, mediante la trasposizione fedele degli ultimi undici canti dell’Odissea. La capacità monteverdiana di muovere gli affetti grazie alla rappresentazione di personaggi reali, profondamente umani, trova in quest’opera la sua massima espressione. Il registro stilistico adottato di volta in volta dai personaggi è anche funzionale al racconto. Così si spiega il fatto che un personaggio abbandoni talvolta il suo registro abituale per abbracciarne un altro. Al primo incontro di Ulisse con Minerva sotto mentite spoglie, l’eroe vede venire verso di sé un pastorello: gli si rivolge dunque con un canto che è la parodia di un’umile canzonetta; e nello stesso stile gli risponde la dea travestita. Ma non appena Ulisse comincia a parlare tra sé e sé, e ancor più quando Minerva gli rivela la sua vera identità, il suo canto assume toni ben diversi: gli stessi che adotta la dea, una volta che ha abbandonato la finzione, facendo proprio uno stile vocale nobilmente elevato e fiorito. Nel Ritorno di Ulisse in patria la distinzione tra recitativo e aria è poco sensibile: l’uno trapassa frequentemente nell’altra e viceversa; inoltre il recitativo è ricco di momenti lirici, o di stacchi ritmici e incisivi che prendono il via quando il testo suggerisce una più alta temperatura emotiva, per ricadere poi nella declamazione libera. Si realizza, in questo modo, l’antica utopia della parola e della musica che si legano indissolubilmente nell’espressione degli affetti. Maggiori informazioni su  www.teatroallascala.org

Redazione

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