Lo speaker della camera, il repubblicano John Boehner, non riesce a controllare il partito e fa naufragare l’atteso voto sul piano di riduzione del deficit e del debito, mettendo ancora più a rischio gli Stati Uniti a quattro giorni dalla scadenza del 2 agosto, quando gli Usa potrebbero fare default. Il piano presentato da Boehner, per aumentare il tetto del debito Usa, non ha raccolto i voti sufficienti per l’ok della Camera, a maggioranza repubblicana. Il risultato delle votazioni era atteso in un primo momento verso le sei del pomeriggio di ieri (mezzanotte ora italiana). Ma il voto è saltato a causa delle difficoltà interne al partito e la figura di Boehner comincia a vacillare. È apparso evidente il tentativo dello speaker di raccogliere maggiori consensi attorno al suo piano, giudicato insufficiente da alcuni membri del suo partito. Alla fine a Boehner mancherebbero due o tre voti per assicurarsi il via libera della Camera. A tradirlo è stato il Tea Party: il movimento anti-tasse, contrario dall’inizio al piano sulla riduzione del deficit, sembra ora dettare legge, e il partito rischia di finire nel caos. Il Congresso è alla ricerca di un possibile compromesso per uscire dallo stallo totale. Il piano prevede in sintesi 65 miliardi di dollari in più di tagli, pari a un limite di spesa di 917 miliardi di dollari in 10 anni, nonché un aumento del tetto del debito di 900 miliardi di dollari, che costringerebbe i parlamentari a rivedere il tetto nel 2012, nel bel mezzo della campagna elettorale. Il presidente Barack Obama ha già detto che eserciterà il suo potere di veto se la legge dovesse passare e il leader dei democratici al Senato, Harry Reid ha assicurato che la legge verrà bocciata al Senato, dove i democratici hanno la maggioranza. La situazione di stallo che indebolisce Boehner agita la casa Bianca, che teme di perdere l’interlocutore che solo pochi giorni fa era vicino a un accordo con il presidente Barack Obama. La tensione sale con l’avvicinarsi della scadenza determinata dal Tesoro, che lavora a un piano d’emergenza per evitare il default. I dettagli potrebbero essere diffusi nelle prossime ore ma secondo indiscrezioni, il Tesoro senza un accordo entro il 2 agosto deciderà le priorità nei pagamenti, dando la precedenza ai creditori. A chiedere un accordo sull’aumento del tetto del debito in settimana è Wall Street che, in una lettera a Obama, invita a raggiungere una soluzione per evitare un default che avrebbe un “impatto grave” sull’economia “peggiorando una condizione già difficile”. Gli amministratori delegati di 14 banche, fra i quali i numeri uno di JPMorgan Jamie Dimon e Goldman Sachs Lloyd Blankfein, mettono in guardia dai rischi di una mancata azione sul debito. La Casa Bianca segue gli sviluppi a Capital Hill e continua a essere fiduciosa su un compromesso. “È interesse di tutte le parti che il Congresso agisca sull’aumento del tetto del debito: siamo fiduciosi perchè riteniamo che gli americani abbiano detto chiaramente che vogliono un compromesso e c’è tempo per un compromesso giusto” afferma il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, sottolineando che “non ci sono grandi chance di un accordo ampio per la riduzione del deficit e del debito. L’obiettivo del presidente Barack Obama è tutelare l’economia”.
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