Schiamazzi, telefonini, sigarette e comportamenti fuori luogo durante la commemorazione dei Santi. «Ci sono posti in cui l’educazione dovrebbe arrivare prima dei regolamenti»
Ci sono luoghi nei quali il silenzio dovrebbe essere spontaneo, il rispetto non dovrebbe avere bisogno di cartelli e l’educazione dovrebbe precedere qualsiasi regolamento. Il cimitero è certamente uno di questi. Eppure, proprio nel giorno in cui si commemorano i Santi e alla vigilia della ricorrenza dedicata ai defunti, mi sono trovato ad assistere a comportamenti che mi hanno profondamente amareggiato.
Ho deciso di registrare questo breve video perché ciò che ho visto e sentito all’interno del cimitero merita una riflessione. Non è accaduto nulla di straordinario, almeno apparentemente, ma proprio questa è la cosa che più mi preoccupa: sembra che alcuni comportamenti siano diventati talmente abituali da non suscitare più alcuna vergogna.
Il cimitero è un luogo sacro. Così ci hanno insegnato i nostri genitori e così dovrebbe essere ancora oggi. Quando varchiamo quel cancello, dovremmo lasciare fuori la frenesia quotidiana, le conversazioni inutili e tutto ciò che non è compatibile con il raccoglimento.
E invece ho assistito a schiamazzi, urla e conversazioni ad alta voce. Ho sentito telefonini squillare, persone rispondere alle chiamate, altre impegnate a chattare, come se si trovassero in una piazza o in un luogo di ritrovo qualsiasi. Ho visto persino persone fumare, una delle quali uscire dal cimitero con la sigaretta in mano.
Mi sono chiesto: ma ci rendiamo conto di dove ci troviamo?
La cosa che mi ha colpito ulteriormente è che tra le persone protagoniste di questi comportamenti c’erano anche soggetti che ricoprono ruoli di una certa rilevanza. Non faccio nomi, perché non intendo accusare nessuno personalmente. Ognuno risponde delle proprie azioni. Ma proprio da chi ha responsabilità e visibilità ci si aspetterebbe, forse, un esempio diverso.
Ho voluto approfondire anche l’aspetto normativo, consultando il DPR 285/1990, il regolamento di polizia mortuaria e le disposizioni comunali. Esistono regole precise che disciplinano l’accesso e i comportamenti all’interno dei cimiteri. Ma, al di là delle singole prescrizioni, esiste una norma non scritta che dovrebbe essere patrimonio di tutti: il rispetto.
Non si urla, non si fanno schiamazzi, non si fuma dove è vietato e non si trasforma la visita ai propri cari in un’occasione per comportarsi come se si fosse in qualsiasi altro posto. Non è una questione di formalità, ma di sensibilità e civiltà.
Mi domando anche quale educazione stiamo trasmettendo ai nostri figli. Pretendiamo che i bambini imparino il rispetto, ma poi siamo noi adulti a dare esempi che vanno nella direzione opposta. E non possiamo continuare a sorprenderci se la società perde progressivamente il senso del contegno e delle regole della convivenza.
Non voglio impartire lezioni a nessuno e non pretendo di essere un modello. Ma credo che alcune cose vadano dette, soprattutto quando si rischia di considerare normale ciò che normale non dovrebbe essere.
Possiamo discutere di tante cose, possiamo avere idee diverse, possiamo persino non essere d’accordo su tutto. Ma davanti alle tombe dei nostri genitori, dei nostri familiari e delle persone che abbiamo amato, dovrebbe esserci almeno una certezza condivisa: il rispetto.
Perché portare un mazzo di fiori sulla tomba di una persona cara serve a poco se, pochi metri più in là, non siamo capaci neppure di abbassare la voce.
Mi auguro che questa mia riflessione possa essere compresa per quello che vuole essere: un richiamo all’educazione, alla razionalità e al rispetto. Buon inverno a tutti, con un po’ più di giudizio e di consapevolezza.
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