Politica

Netanyahu ordina il blocco di Hebron e prepara la chiusura totale della Cisgiordania

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato il blocco immediato della città di Hebron e disposto la preparazione di una chiusura totale della Cisgiordania, dopo un attacco armato avvenuto nella mattinata di venerdì 23 ottobre nei pressi dell’insediamento israeliano di Telem.

Secondo le informazioni diffuse dall’esercito israeliano, due presunti aggressori sono stati uccisi durante gli scontri. Il bilancio riportato nelle prime ore parla di sei feriti, mentre le circostanze dell’attacco sono ancora al centro delle ricostruzioni.

Netanyahu ha convocato una riunione sulla sicurezza con il ministro della Difesa, il capo di Stato maggiore, il direttore dello Shin Bet e altri responsabili militari e dell’intelligence. Al termine della valutazione, ha annunciato di aver impartito alle Forze di difesa israeliane e agli apparati di sicurezza l’ordine di isolare Hebron e prepararsi a estendere le restrizioni all’intera Cisgiordania, territorio che Israele indica anche con il nome di Giudea e Samaria.

L’esercito israeliano ha comunicato l’avvio di operazioni antiterrorismo nell’area di Hebron e in altre zone della Cisgiordania. Secondo il portavoce militare, i soldati stanno effettuando perquisizioni nelle abitazioni di persone sospettate di essere coinvolte in attività terroristiche.

Le autorità militari hanno inoltre riferito che, nel corso della settimana, sono state arrestate circa 70 persone ricercate, tra cui individui ritenuti affiliati ad Hamas e alla Jihad islamica. Durante le operazioni sarebbero state sequestrate diverse armi ed esplosivi.

Netanyahu annulla gli appuntamenti elettorali

L’attacco ha avuto conseguenze anche sulla campagna elettorale israeliana. Netanyahu ha annullato gli eventi politici previsti per la mattinata, a pochi giorni dalle elezioni per il rinnovo della Knesset, il Parlamento israeliano, in programma il 27 ottobre.

Il rivale politico Gadi Eisenkot ha espresso sostegno alle forze di sicurezza, affermando che l’intervento dei soldati avrebbe impedito un attacco grave contro i civili.

Di segno ancora più duro la reazione del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, che ha chiesto lo smantellamento e il disarmo dell’Autorità nazionale palestinese, sostenendo che Israele debba intervenire contro le infrastrutture terroristiche senza attendere un nuovo attacco come quello del 7 ottobre.

Cinque attiviste italiane fermate a sud di Hebron

La situazione nella zona è resa ancora più delicata dal fermo di cinque attiviste italiane nel villaggio palestinese di al-Bweib, a sud di Hebron. Le donne si trovavano sul posto per accompagnare alcuni agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive, quando sono state fermate dalle Forze di difesa israeliane insieme ad altri attivisti internazionali.

Il ministero degli Esteri italiano si è attivato per ottenere informazioni sulla vicenda. L’ambasciata e il consolato italiani hanno chiesto il rilascio immediato delle connazionali.

Il fermo si inserisce in un contesto di crescente tensione in Cisgiordania, dove le operazioni militari, le restrizioni alla circolazione e gli scontri continuano a incidere sulla vita della popolazione palestinese e sulle attività quotidiane, compreso il lavoro agricolo.

Cresce la tensione in Medio Oriente

Gli sviluppi nei pressi di Hebron si aggiungono a una situazione regionale già caratterizzata da una forte escalation. Nella notte, secondo quanto riferito dai media iraniani, la capitale saudita Riad sarebbe stata interessata da un attacco missilistico attribuito agli Houthi. Le autorità avevano diramato un allarme, successivamente revocato. Le informazioni disponibili non consentono tuttavia di confermare autonomamente tutti i dettagli dell’attacco.

Intanto, nello Stretto di Hormuz, le autorità iraniane hanno riferito che sette navi sarebbero state coinvolte in incidenti nel corso della notte, tra mine e attacchi attribuiti al Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche.

Sul fronte libanese, le Nazioni Unite hanno segnalato un’intensa attività di artiglieria e mortai nel sud del Paese, oltre alla presenza di droni in prossimità di postazioni dei caschi blu e di aree abitate.

Il blocco annunciato da Netanyahu e le operazioni militari in Cisgiordania rappresentano dunque un nuovo passaggio in una fase di instabilità che coinvolge più Paesi del Medio Oriente, con ripercussioni sulla sicurezza regionale e sulla popolazione civile.

Redazione

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