Un imprenditore chiede un sito per la sua azienda a due fornitori diversi, con la stessa mail e le stesse indicazioni. Dopo una settimana ha sulla scrivania due cifre che sembrano riferirsi a progetti lontanissimi: una supera l’altra di qualche migliaio di euro. Il primo istinto è pensare che qualcuno stia esagerando. Spesso, però, entrambi i preventivi sono onesti, solo che descrivono due lavori diversi. Capire quanto costa un sito web aziendale significa imparare a leggere ciò che sta dietro il numero finale, prima ancora di confrontare i totali.
Due aziende che chiedono più o meno la stessa cosa possono ricevere proposte distanti anche di qualche migliaio di euro, e la differenza raramente salta agli occhi al primo confronto. Il motivo va cercato in ciò che resta fuori dalla cifra: quante pagine sono previste, quali funzioni, quanto materiale testuale e fotografico è già pronto e quanto va costruito da zero. Un preventivo che sembra caro può semplicemente includere lavoro che l’altro dà per scontato, come la scrittura dei testi o l’ottimizzazione per i motori di ricerca.
Le cifre che circolano tra chi lavora nel settore parlano di una forbice ampia. Un sito vetrina di poche pagine si aggira sui 1.500 euro, un progetto aziendale più strutturato, con blog e ottimizzazione SEO, si colloca tra 2.500 e 5.000 euro, e sopra quella soglia si entra nel territorio dei siti su misura o degli e-commerce. Chi prova a farsi un’idea cercando online quanto costa un sito web aziendale nel proprio settore scopre in fretta che la cifra finale dipende da variabili che raramente compaiono nella prima riga di un preventivo, a partire dalle funzioni richieste più che dal numero di pagine. Le fasce servono a orientarsi, non a stabilire chi ha ragione.
Un modulo di ricerca con filtri, l’integrazione con un CRM già in uso, i contenuti in più lingue o un’area riservata per i clienti pesano sul costo molto più di due o tre pagine aggiuntive. Ognuna di queste funzioni richiede progettazione, sviluppo e test, e spesso una manutenzione specifica negli anni successivi. Sono questi elementi, non la quantità di testo, a spostare un progetto da una fascia di prezzo alla successiva. Chi riceve due proposte molto distanti farebbe bene a verificare per prima cosa quali funzioni sono state considerate in ciascuna.
Un negozio online non è un sito vetrina con un carrello aggiunto. La gestione del catalogo, il collegamento con i sistemi di pagamento e la sincronizzazione dell’inventario richiedono lavoro tecnico che una semplice presentazione aziendale non prevede. Non è un caso se la soglia di partenza indicata dai professionisti per un e-commerce si attesta già intorno ai 5.000 euro, prima ancora di aggiungere personalizzazioni grafiche o funzioni su misura. Un preventivo molto più basso per un e-commerce merita domande precise, soprattutto su ciò che resta escluso.
Dominio, hosting e certificato SSL raramente compaiono nella prima cifra proposta, eppure pesano ogni anno sul bilancio. Le voci sono contenute: per un sito standard il dominio costa da 10 a 30 euro l’anno, l’hosting da 20 a 200 euro e il certificato di sicurezza fino a 100 euro, quando non è già incluso nel piano di hosting. A queste voci si aggiunge, se previsto, un canone mensile per aggiornamenti, backup e assistenza tecnica.
Il dominio pone anche una questione meno visibile del suo costo. Le regole del Registro italiano dei nomi a dominio individuano nel Registrante l’unico soggetto responsabile della registrazione e dell’uso del dominio. Per questo conviene che il dominio sia intestato all’azienda e non al fornitore, così da poter cambiare partner in futuro senza perdere il proprio indirizzo online.
Sommando realizzazione, rinnovi tecnici e un minimo di manutenzione, la spesa reale del primo anno risulta quasi sempre più alta del preventivo iniziale. La differenza non è enorme, ma chi valuta solo la cifra di partenza rischia di trovarsi con un budget scoperto già nei primi mesi dopo la pubblicazione. Ragionare sul costo del primo anno, e non sul solo prezzo di lancio, rende confrontabili offerte costruite in modo diverso: una proposta più alta che include la manutenzione può risultare meno cara di una più bassa che la lascia fuori.
Un preventivo utile spiega cosa è incluso e cosa no, indica tempi di consegna realistici e chiarisce chi resta proprietario del sito una volta concluso il progetto. Le agenzie più trasparenti pubblicano già fasce indicative per tipologia di sito. È il caso di Web Domus, che affianca alle stime per sito vetrina, sito aziendale ed e-commerce uno strumento online per calcolare il costo in base alle proprie esigenze: un punto di partenza per arrivare al primo incontro con richieste più chiare.
Il numero più basso non è quasi mai quello più conveniente: lo diventa solo se corrisponde davvero a ciò che l’azienda aveva chiesto. Due preventivi diversi possono essere entrambi corretti. Il lavoro di chi li riceve è capire quale dei due descrive il sito di cui ha bisogno.
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