Animali

Come si riconosce un allevatore serio e come si evitano le fregature

Annuncio su un sito di compravendita, cucciolo di razza a un prezzo stracciato, foto bellissime, consegna veloce. Paghi, ti arriva il cane, e nel giro di due settimane sei dal veterinario con un cucciolo pieno di parassiti, senza vaccini, con un pedigree falso o inesistente, e spesso con una patologia genetica che ti accompagnerà per tutta la vita dell’animale. Se va bene paghi migliaia di euro in cure. Se va male il cucciolo non ce la fa.

Non è allarmismo. È cronaca. Le truffe sugli animali di razza in Italia sono un fenomeno in crescita costante. I Carabinieri dei NAS e le forze dell’ordine sequestrano ogni anno centinaia di cuccioli importati illegalmente dall’Est Europa, privi di documentazione sanitaria, svezzati troppo presto, tenuti in condizioni igieniche pietose durante il trasporto. Arrivano in Italia già malati, e vengono venduti come “cuccioli di allevamento” a famiglie che non hanno gli strumenti per distinguere un allevatore serio da un trafficante.

Ma non servono i traffici internazionali per farsi fregare. Anche in Italia esistono pseudo-allevatori che riproducono cani senza controlli sanitari, senza test genetici, senza rispetto dei tempi biologici della fattrice. Persone che fanno fare alla cagna una cucciolata a ogni calore perché ogni cucciolo venduto è fatturato, e la salute della madre e dei piccoli è un costo da tagliare.

Riconoscere un allevatore serio da uno che non lo è non richiede competenze veterinarie. Richiede sapere cosa chiedere e cosa pretendere. E soprattutto sapere quando alzarsi e andarsene.

L’affisso ENCI, cosa significa davvero

Il primo filtro, quello più immediato, è l’affisso ENCI. L’Ente Nazionale Cinofilia Italiana riconosce gli allevamenti che rispettano determinati standard e assegna loro un affisso, cioè un nome ufficiale registrato che identifica l’allevamento. Un cucciolo nato da un allevamento con affisso ENCI ha un pedigree verificabile, genitori iscritti ai Libri Genealogici, e una tracciabilità che parte dalla nascita.

L’affisso non è una garanzia assoluta di qualità. Esistono allevamenti con affisso che lavorano bene e allevamenti con affisso che lavorano male. Ma è un primo livello di verifica che esclude automaticamente i cagnari, gli improvvisati e i trafficanti. Chi non ha l’affisso può comunque essere un allevatore amatoriale onesto che fa una cucciolata ogni tanto per passione, ma in quel caso la responsabilità di verificare ricade interamente sull’acquirente.

L’elenco degli allevamenti con affisso è consultabile sul sito dell’ENCI, diviso per razza e per regione. È il punto di partenza minimo.

Le domande da fare prima di andare a vedere il cucciolo

Un allevatore serio non si offende se gli fai domande. Anzi, si preoccupa se non gliele fai. Chi alleva con coscienza vuole che il cucciolo finisca in una famiglia consapevole, e apprezza chi si informa prima di comprare. Chi si irrita alle domande, o le evita, sta nascondendo qualcosa.

La prima domanda riguarda i test sanitari sui genitori. Ogni razza ha patologie genetiche specifiche per le quali esistono test di screening. La displasia dell’anca nel Pastore Tedesco, nel Labrador, nel Golden Retriever. La lussazione della rotula nelle razze piccole come il Cavalier King Charles, il Chihuahua, il Volpino. L’atrofia progressiva della retina in tantissime razze, dal Cocker allo Springer al Setter. La cardiomiopatia dilatativa nel Dobermann e nel Dogue de Bordeaux.

Un allevatore serio fa questi test prima di accoppiare i propri cani e ti mostra i risultati senza che tu debba insistere. Ha le lastrine ufficiali della displasia rilasciate dalla FSA (Fondazione Salute Animale) o dalla Ce.Le.Ma.Sche., ha i certificati oculistici, ha i test genetici del DNA per le patologie ereditarie della razza. Se alla domanda “ha fatto i test per la displasia?” risponde “no, ma i miei cani si muovono bene”, esci. Muoversi bene a due anni non significa niente. La displasia è una malattia degenerativa che può manifestarsi anche più tardi, e se entrambi i genitori sono portatori il cucciolo ha un rischio altissimo.

La seconda domanda riguarda la fattrice. Quante cucciolate ha fatto? Con che frequenza? Una cagna non dovrebbe fare più di una cucciolata all’anno, e molti allevatori seri aspettano anche di più. Il regolamento ENCI prevede che una fattrice non possa essere iscritta per più di cinque cucciolate ai Libri Genealogici, ma nella pratica un allevatore responsabile ne fa fare meno. Se la fattrice ha quattro anni e sei cucciolate alle spalle, siamo di fronte a sfruttamento riproduttivo, non ad allevamento.

La terza domanda riguarda la socializzazione dei cuccioli. Dove crescono? In un box esterno senza contatto umano? In casa con la famiglia? Sono stati esposti a rumori domestici, bambini, altri animali? La socializzazione nelle prime settimane di vita è determinante per il carattere del cane adulto, e un allevatore serio investe tempo e attenzione in questa fase. Se i cuccioli stanno in un capannone e li vedi solo al momento della consegna, qualcosa non va.

I segnali d’allarme

Ce ne sono diversi e sono quasi sempre gli stessi. Imparare a riconoscerli evita problemi seri.

L’allevatore non ti fa vedere la madre. Questa è la bandiera rossa più grossa. Se non puoi vedere la fattrice insieme ai cuccioli, il motivo è quasi sempre che i cuccioli non sono nati lì, oppure che la madre è in condizioni che l’allevatore non vuole mostrarti. Un allevatore serio ti accoglie a casa sua, ti presenta la madre, ti fa vedere dove vivono i cani, ti racconta la storia della linea di sangue. Chi ti dà appuntamento in un parcheggio per la consegna sta vendendo merce, non animali.

Il prezzo è troppo basso. Ogni razza ha un range di prezzo che riflette i costi reali dell’allevamento: test sanitari, alimentazione di qualità, visite veterinarie, vaccini, microchip, pedigree, tempo dedicato alla socializzazione. Un cucciolo di Labrador con pedigree ENCI e test displasia sui genitori costa tra i 1.200 e i 2.000 euro. Se lo trovi a 400 euro, qualcosa è stato tagliato. E quel qualcosa è quasi sempre la salute.

Il cucciolo è disponibile subito. Un allevatore serio ha lista d’attesa. Chi ha cuccioli sempre disponibili, di più razze, pronti alla consegna, non è un allevatore. È un commerciante, e probabilmente compra i cuccioli altrove per rivenderli. In Italia questo è legale solo con partita IVA e licenza commerciale, ma nella pratica avviene spesso in nero e senza alcuna garanzia per l’acquirente.

Non c’è contratto di vendita. La vendita di un cucciolo di razza dovrebbe essere accompagnata da un contratto scritto che specifichi le condizioni di vendita, la garanzia sanitaria, la clausola di restituzione in caso di patologie gravi entro un certo periodo. L’allevatore serio ti fa firmare un contratto e te ne dà una copia. Chi ti chiede di pagare in contanti senza ricevuta ha un motivo per non lasciare tracce.

Il pedigree non è un optional

C’è un malinteso diffuso tra chi compra un cucciolo per la prima volta. “Non mi interessa il pedigree, lo prendo come cane da compagnia, non devo fare mostre.” Ragionamento comprensibile ma sbagliato.

Il pedigree non è un certificato di bellezza. È un documento di identità genealogica che attesta chi sono i genitori, i nonni, i bisnonni del cane. E attraverso quell’albero genealogico si possono ricostruire le patologie presenti nella linea, i test sanitari fatti, il coefficiente di consanguineità. Un cucciolo venduto come “di razza” ma senza pedigree è, legalmente, un meticcio. E soprattutto è un cucciolo di cui non sai nulla: non sai se i genitori erano sani, non sai se erano imparentati, non sai che malattie potresti trovarti ad affrontare tra cinque anni.

La legge italiana prevede che un cucciolo venduto come “di razza” senza pedigree configuri una vendita non conforme, e l’acquirente ha diritto al rimborso o alla riduzione del prezzo. Ma far valere questo diritto dopo che ti sei affezionato al cane è emotivamente impossibile, e chi vende senza pedigree lo sa benissimo.

Dove cercare

Su PeloLindo.it è disponibile una directory di allevatori ENCI suddivisa per razza e per zona geografica, con informazioni sui test sanitari e sulle caratteristiche dell’allevamento. Non sostituisce la visita di persona, che resta indispensabile, ma è un punto di partenza per orientarsi e filtrare le opzioni prima di contattare chiunque.

Altro canale affidabile sono i club di razza, le associazioni affiliate all’ENCI che raggruppano gli allevatori di una specifica razza e spesso pubblicano elenchi dei soci con le relative informazioni. Anche le esposizioni cinofile, nonostante sembrino un mondo a parte, sono un buon posto per conoscere allevatori e vedere i loro cani dal vivo.

Il Ministero della Salute gestisce inoltre l’anagrafe canina nazionale, dove ogni cane deve essere registrato con microchip entro il secondo mese di vita. Verificare che il cucciolo sia registrato e che il microchip corrisponda ai dati del libretto sanitario è un passaggio banale che molti saltano e che può rivelare irregolarità.

L’alternativa che nessuno considera abbastanza

Prima di comprare un cucciolo di razza, vale la pena considerare seriamente l’adozione. I canili italiani ospitano circa 80.000 cani, molti dei quali sono giovani, sani, e con un carattere già definito. L’adozione non è un ripiego. È una scelta consapevole che ha il vantaggio di dare una casa a un animale che ne ha bisogno e di evitare completamente il rischio di finanziare allevamenti irresponsabili.

Nei canili si trovano anche cani di razza, più spesso di quanto si pensi. Esistono associazioni di razza che si occupano specificamente del recupero e dell’affido di soggetti abbandonati o ceduti dai proprietari. Se vuoi un Labrador e non necessariamente un cucciolo, ci sono buone probabilità di trovarne uno che cerca casa.

La scelta tra allevamento e adozione è personale e legittima in entrambi i casi. Ma qualunque sia la strada, serve informarsi prima, non dopo. Perché quando il cucciolo è a casa tua e ti guarda con quegli occhi, qualsiasi problema diventa il tuo problema. Meglio sapere in anticipo cosa aspettarsi.

Redazione

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