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11 settembre 2001, 25 anni dopo. Attilio Carbone: ho visto il secondo aereo con i miei occhi

La testimonianza di Attilio Carbone, da Long Island, New York, a 30 miglia da Manhattan

Per il quotidiano La Prima Pagina dell’editore Antonio Nesci

11 settembre 2001 – 11 settembre 2026. Venticinque anni dopo

Caro Antonio, cari lettori,

io quel giorno l’ho visto. Non in televisione. Con i miei occhi.

Vivo a Long Island, a circa 30 miglia da Manhattan. Quella mattina ero su un’altura, dove ero andato per scaricare nella discarica il materiale non utilizzato in un cantiere della mia azienda di costruzioni. Ero forse a quattro miglia, in linea d’aria, dalle Torri Gemelle.

Era una mattina bellissima, di sole, con il cielo completamente azzurro.

Ho visto una colonna di fumo uscire dalla Torre Nord, che già bruciava.

Poi un boato sordo.

Una palla di fuoco arancione.

In quel secondo ho capito che non era un incidente. Era la guerra arrivata in casa nostra.

A distanza di 25 anni voglio raccontarvi quello che abbiamo vissuto noi, qui a Long Island, a poche decine di miglia da Manhattan.

Cosa è successo esattamente: la cronologia di un incubo

Tutto si consumò nell’arco di poco più di un’ora e mezza.

8:14-8:46 – American Airlines 11

Il volo American Airlines 11, partito da Boston e diretto a Los Angeles, con 92 persone a bordo, venne dirottato da cinque terroristi appartenenti ad al-Qaeda.

L’assistente di volo Betty Ong riuscì a comunicare telefonicamente con la compagnia e a fornire informazioni fondamentali su quanto stava accadendo a bordo.

Alle 8:46 il Boeing 767 si schiantò contro la Torre Nord del World Trade Center, tra i piani 93 e 99.

La velocità dell’impatto fu di circa 790 chilometri orari.

In quel momento il mondo non aveva ancora compreso la dimensione di quello che stava accadendo.

9:03 – Il secondo aereo

Mentre tutte le televisioni del mondo mostravano in diretta la Torre Nord in fiamme, arrivò il secondo aereo.

Era il volo United Airlines 175, anch’esso partito da Boston e diretto a Los Angeles. A bordo c’erano 65 persone.

Alle 9:03 il Boeing 767 si schiantò contro la Torre Sud, tra i piani 77 e 85, a una velocità di circa 950 chilometri orari.

Io l’ho visto in quel momento.

Ho visto l’aereo arrivare e colpire la Torre.

E in quell’istante tutto il mondo ha capito che non si trattava più di un incidente.

Era un attacco terroristico.

9:37 – Il Pentagono

Alle 9:37 un terzo aereo, il volo American Airlines 77, si schiantò contro il Pentagono, a Washington.

Nell’edificio morirono 125 persone. A queste si aggiunsero le 64 persone che si trovavano a bordo dell’aereo.

9:59 – Crolla la Torre Sud

Alle 9:59 crollò la Torre Sud.

Aveva resistito per circa 56 minuti dopo l’impatto.

Fu un crollo verticale, improvviso, accompagnato da un rumore che chiunque si trovasse nelle vicinanze avrebbe difficilmente potuto dimenticare.

Io quel rumore non l’ho mai dimenticato.

10:03 – Il volo 93

Alle 10:03 il volo United Airlines 93 precipitò vicino a Shanksville, in Pennsylvania.

I passeggeri, dopo aver appreso telefonicamente quanto era accaduto a New York e al Pentagono, decisero di ribellarsi ai dirottatori.

L’aereo precipitò prima di raggiungere il suo obiettivo.

Secondo le ricostruzioni, tra gli obiettivi possibili vi erano il Campidoglio o la Casa Bianca.

A bordo morirono 40 persone.

Quaranta persone che, sapendo di andare incontro alla morte, decisero di tentare comunque di fermare i terroristi.

10:28 – Crolla la Torre Nord

Alle 10:28 crollò anche la Torre Nord, dopo circa 102 minuti dall’impatto del primo aereo.

Più tardi, alle 17:20, crollò anche il World Trade Center 7, un edificio che non era stato colpito direttamente da un aereo e il cui cedimento venne attribuito agli effetti combinati dei danni subiti e degli incendi prolungati.

Il bilancio: numeri che fanno male

Non sono numeri.

Sono persone.

Le vittime degli attentati dell’11 settembre furono 2.977, senza contare i 19 dirottatori.

A New York morirono migliaia di persone tra lavoratori, visitatori, passeggeri e soccorritori. Altre vittime morirono sul volo American Airlines 11, sul volo United Airlines 175, sul volo American Airlines 77 e sul volo United Airlines 93.

Al Pentagono morirono 125 persone presenti nell’edificio, oltre alle 64 persone a bordo dell’aereo.

Tra i soccorritori, il prezzo più alto lo pagarono i vigili del fuoco del FDNY: 343 pompieri persero la vita.

Morirono inoltre 23 agenti del NYPD e 37 agenti della Port Authority Police.

Salivano verso le Torri mentre tutti gli altri cercavano di scendere.

Per questo, ancora oggi, quando si parla dell’11 settembre, si parla di eroismo.

E poi ci sono le conseguenze che sono arrivate negli anni successivi.

Migliaia di persone che lavorarono a Ground Zero, nei soccorsi, nella bonifica o che vissero nelle aree circostanti hanno riportato malattie legate all’esposizione alla polvere e ai contaminanti.

L’11 settembre non è finito quel giorno. Per molte famiglie continua ancora oggi.

Il caos a Long Island: come l’abbiamo vissuto noi, a 30 miglia da Manhattan

Non eravate a Manhattan per capire cosa significasse quel caos?

Ve lo racconto io.

Alle 10 del mattino le autostrade di Long Island, dalla Long Island Expressway alla Northern State Parkway, erano praticamente ferme.

Tutti cercavano di tornare a casa.

C’era chi voleva raggiungere la propria famiglia e chi correva a prendere i figli a scuola.

I telefoni cellulari funzionavano a fatica. Le linee erano intasate.

I ponti e i tunnel che collegavano Manhattan al resto dell’area metropolitana vennero chiusi.

Gli elicotteri militari erano ovunque.

Le scuole di Long Island tennero i bambini al sicuro all’interno degli edifici, mentre le famiglie cercavano disperatamente di capire cosa stesse succedendo.

Nei supermercati cominciarono le file.

Acqua, benzina, generi di prima necessità.

La paura era quella di essere entrati improvvisamente in guerra.

Per settimane non si sentì quasi più un aereo nel cielo.

Il cielo di New York, normalmente attraversato continuamente dagli aerei, era diventato vuoto.

Silenzioso.

Un silenzio spettrale.

Poi arrivarono i caccia militari F-16, che passavano bassi facendo vibrare le case.

Ogni sirena di ambulanza ci faceva saltare dalla sedia.

E poi c’era l’odore.

Anche a trenta miglia, quando il vento cambiava direzione, per giorni e settimane si poteva percepire nell’aria quell’odore acre di fumo, plastica, polvere e cemento bruciato che arrivava dalla zona di Ground Zero.

Quell’odore è rimasto nella memoria di chiunque lo abbia respirato.

La domanda che ancora ci facciamo: la scuola di volo

Antonio, voglio raccontarti anche una storia che, dopo gli attentati, fece molto discutere.

Si chiamava Zacarias Moussaoui.

È stato spesso definito il “ventesimo dirottatore”, anche se non prese parte agli attentati dell’11 settembre.

Nell’estate del 2001 si trovava in Minnesota e aveva frequentato una scuola di volo.

Il suo comportamento insospettì gli istruttori e la vicenda arrivò all’attenzione dell’FBI.

Moussaoui venne arrestato nell’agosto 2001, prima degli attentati.

Dopo l’11 settembre, quella vicenda diventò uno dei simboli delle informazioni che esistevano già prima degli attentati ma che non vennero collegate in tempo.

I segnali c’erano. Ma il sistema non riuscì a metterli insieme.

La Commissione sull’11 settembre evidenziò proprio il problema della mancata condivisione e del mancato collegamento delle informazioni disponibili.

Ma da questo a sostenere che l’11 settembre sia stato un complotto interno c’è un abisso.

Le principali indagini tecniche, compresi gli studi del National Institute of Standards and Technology, hanno concluso che i crolli delle Torri furono determinati dalla combinazione degli impatti degli aerei, dei danni strutturali e degli incendi, che compromisero progressivamente la capacità portante degli edifici.

Non furono trovate evidenze di esplosivi utilizzati per provocare i crolli delle Torri.

L’eroismo e Rudy Giuliani

In mezzo all’inferno abbiamo visto anche l’America migliore.

I pompieri.

I poliziotti.

I soccorritori.

I volontari.

E i portuali e gli equipaggi delle imbarcazioni che, in una gigantesca operazione spontanea, contribuirono a evacuare via mare centinaia di migliaia di persone da Manhattan.

Fu una delle più grandi operazioni di evacuazione marittima della storia.

E poi c’era lui.

Rudolph Giuliani, il sindaco di New York.

Italo-americano, come molti di noi.

Quel giorno diventò per tanti newyorkesi un punto di riferimento.

Mentre le Torri bruciavano, Giuliani si trovava sul campo, tra le macerie e la polvere, cercando di coordinare una città sconvolta.

In quelle ore drammatiche, quando il Paese sembrava paralizzato, la sua presenza fisica a New York diede a molti cittadini la sensazione che qualcuno fosse ancora al comando.

Venticinque anni dopo: com’è cambiata la nostra vita

Niente è più come prima, Antonio.

Viviamo con una paura che prima non conoscevamo.

Prima dell’11 settembre andavi all’aeroporto con largo anticipo, ma i controlli erano completamente diversi.

Oggi conosciamo scarpe da togliere, liquidi da controllare, scanner e procedure di sicurezza che sono diventate parte della nostra normalità.

I nostri figli sono cresciuti conoscendo gli aeroporti così come sono oggi.

Long Island è cambiata

Ogni paese, ogni comunità, ogni quartiere conserva la memoria di qualcuno che quel giorno non è più tornato a casa.

Tanti pendolari prendevano il treno ogni mattina per andare a lavorare a Manhattan.

Tante famiglie di Long Island furono colpite direttamente dalla tragedia.

Ricordo le bandiere americane su ogni casa.

Per settimane e mesi sembrava che non ci fosse una casa senza una bandiera.

Eravamo diventati più patriottici.

Più uniti.

Ma anche più ansiosi.

Ogni zaino lasciato incustodito.

Ogni allarme.

Ogni rumore insolito.

Bastava poco per riportarci mentalmente a quella mattina.

Ground Zero: un luogo che non dimentica

Oggi a Ground Zero ci sono due grandi vasche memoriali, costruite esattamente nelle impronte delle Torri Gemelle.

L’acqua scende continuamente verso il centro.

Lungo i bordi in bronzo sono incisi i nomi delle 2.977 vittime degli attentati.

Quando passi la mano su quei nomi, il dito si ferma inevitabilmente su una persona.

Su una storia.

Su una famiglia.

Su una vita spezzata.

Io quel giorno ho visto morire un’America

Io quel giorno ho visto morire l’America innocente, quella che credeva di essere invulnerabile.

Ma ho visto anche nascere un’America più forte.

Un’America che ha scoperto quanto fosse fragile la propria sicurezza.

Un’America che ha pagato un prezzo enorme.

E un’America che, soprattutto a New York, ha imparato ancora una volta quanto possano essere importanti la solidarietà, il coraggio e la capacità di stare insieme nei momenti più difficili.

Sono passati 25 anni.

Ma per chi era lì, per chi vide quelle immagini dal vivo e per chi perse qualcuno, l’11 settembre non è una pagina di storia.

È un ricordo ancora vivo.

Io quel secondo aereo l’ho visto con i miei occhi.

E non lo dimenticherò mai.

Con affetto,

il vostro Attilio

da Long Island, New York, a circa 30 miglia da Manhattan, ma con il cuore ancora lì, sotto quelle Torri.

Per La Prima Pagina – 11 settembre 2026

Redazione

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